Parla monsignor Gianantonio Borgonovo, nuovo presidente della Veneranda Fabbrica, arciprete del Duomo, che sottolinea «l’eccezionalità di questo doppio ruolo»: «Abbiamo bisogno di dire e di dimostrare che la Veneranda Fabbrica è sempre la stessa: quella della sua storia. Spero di poter riconsegnare la carica di presidente prima del termine del mandato naturale di questo Cda»

di Annamaria BRACCINI

borgonovo

Una decisione arrivata in tempi rapidi. Già a quarantott’ore dalle dimissioni di Angelo Caloia da presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo (indagato per peculato in un’inchiesta relativa agli anni 2001- 2008, quando era alla guida dell’Ior), il Consiglio di Amministrazione dell’Ente ha nominato il nuovo presidente. È monsignor Gianantonio Borgonovo, biblista di fama internazionale, che dopo essere stato dottore della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, docente in Seminario e in Facoltà Teologica di Primo Testamento, dal 2012 è Arciprete della Cattedrale.
«Vorrei proprio sottolineare l’eccezionalità di questo doppio ruolo – riflette proprio monsignor Borgonovo, nato a Merone nel 1955 –, in quanto il Duomo è portato avanti nella sua vita ordinaria da due diverse istituzioni tra loro dialettiche seppure convergenti sull’unica realtà della Cattedrale.
Da una parte, la Veneranda Fabbrica che ha il compito di sovrintendere, alla manutenzione, all’abbellimento, ai sempre necessari restauri e alle attività culturali che conservano la memoria del monumento: l’Archivio e il Museo. “Fabbrica” che dal 1387 – dunque, da 627 anni ininterrottamente, per l’intuizione di Gian Galeazzo Visconti –, rappresenta tutti i milanesi e i fedeli della Diocesi nella gestione del Duomo.
Dall’altra, il Capitolo metropolitano che si interessa della vita liturgica ed ecclesiale della Cattedrale. Riunire in una sola persona le cariche di guida delle due differenti realtà, non ha precedenti. E, tuttavia, in questo contesto, mi pare che sia significativo proporre una figura che sia credibile a fronte di tutti coloro che offrono generosamente il loro contributo, pur a titoli diversi, per il Duomo stesso. Abbiamo bisogno di dire e di dimostrare che la Veneranda Fabbrica è sempre la stessa: quella della sua storia».
Quali sono le iniziative che vi attendono più a breve?
«Sono quelle già fissate e decise da tempo insieme al già presidente Caloia, al quale il Cda della Veneranda Fabbrica ha espresso il suo ringraziamento. A lui va il merito di essersi impegnato per tanti eventi che, peraltro, sono assai noti e rintracciabili, per chi fosse interessato, sul portale del Duomo (www.duomomilano.it). Quindi non si tratta di pensare a una nuova creatività, ma semmai di lavorare per una conduzione in continuità».
Diciotto cantieri aperti, il restauro molto atteso, da anni, della chiesa di San Gottardo in Corte, oltre 160 dipendenti, 32 milioni di euro di bilancio annuo, obbligano a una grave responsabilità anche nel governo ordinario della Cattedrale…
«Certamente, ma in questo momento di passaggio torno a dire che è utile che la Veneranda Fabbrica offra un volto credibile a chi ha sostenuto e, sono convinto, continuerà a sostenerci».
Come è composto il Consiglio di Amministrazione della Fabbrica e quanto rimarrà in carica?
«È composto da sette membri, di cui due (don Carlo Azzimonti e io) di nomina arcivescovile. Gli altri cinque – sentito sempre il parere dell’Arcivescovo – vengono designati dal Prefetto di Milano. L’intero Consiglio, che rimane in carica tre anni (l’attuale lo sarà fino al 7 aprile 2017), è nominato dal Ministero dell’Interno. È un organismo, diciamo così, in parte pubblico e di interesse ecclesiale. Da parte mia spero che, prima del termine del mandato naturale di questo Cda, di poter riconsegnare la carica di presidente della Veneranda Fabbrica a una persona che, in maniera più efficace, possa proseguire nel lavoro che sto per iniziare».

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