Il cardinale Scola a Locate Varesino per il centenario della parrocchia Santi Quirico e Julitta ha invitato i cristiani a giocarsi in prima persona, per dare testimonianza di una fede e di una vita autentiche

di Annamaria BRACCINI

Locate Varesino

Esattamente cento anni fa, il 4 ottobre 1913, fu il cardinale Ferrari a rimanere due giorni nella parrocchia dove arriva, proprio per ricordare il centenario della consacrazione della chiesa Santi Quirico e Julitta, il cardinale Scola. Tutta la comunità di Locate Varesino è in festa, dal locale gruppo motociclistico che fa da “scorta” all’Arcivescovo, alla banda, alla moltissima gente che la pur l’ampia e bella parrocchia non riesce a contenere. A nome di tutti è una bimba di otto anni, Sara, che dà il benvenuto con una poesia, recitata a memoria, tutta d’un fiato.
In chiesa, le autorità, con in prima fila il sindaco Luca Castiglioni, i gonfaloni della città ma anche di tante associazioni di volontariato e realtà di ispirazione ecclesiale che a Locate hanno sede, decine di chierichetti, tanti giovani, i sacerdoti con celebranti.
«Ricordare un secolo di storia è stata per noi l’occasione per riflettere sulla fede e sul come esserne testimoni», dice il parroco, don Luigi Brambilla. «La sua presenza ci onora e ci spinge a essere sempre di più pietre vive della nostra Chiesa. La circondano la società religiosa e civile con le loro articolazioni, per diventare davvero tutti corresponsabili nel campo che, come lei ci insegna, è il mondo», conclude.
«Accogliendo il Vescovo voi non accogliete solo la sua persona, ma accogliete Colui che lo manda, lo spirito di Gesù risorto, proprio perché il Vescovo è mandato, è preso a servizio», riflette il Cardinale, aprendo l’omelia.
«La fede – motivo per cui sono tra voi – deve essere criterio di vita negli aspetti quotidiani che siamo chiamati a vivere ogni giorno, negli affetti, nel lavoro, nel riposo.
Quella fede in Cristo che abbraccia le nostre ferite, i nostri peccati, che li perdona. Donandoci in sovrabbondanza, il Signore ci aiuta a cambiare vita e ad affrontare il quotidiano secondo bellezza e bontà».
Il pensiero va al riposo, «fattore di equilibrio tra il lavoro e gli affetti» e, appunto, al lavoro che oggi manca. «Basta riflettere sulla quantità di tempo che ognuno deve dedicare al lavoro, per capire che se non lo viviamo secondo verità, non riusciremo a giungere a maturazione», spiega rivolgendosi soprattutto ai giovani.
Ma è a un orizzonte più ampio – il mondo che coinvolge tutto e tutti – che l’Arcivescovo invita a guardare con occhi nuovi.
«Pensiamo con grande dolore alla tragedia di Lampedusa, pensiamo alla fatica del mondo del lavoro, al venir meno delle garanzie minime di un benessere anche umile e semplice, alla fatica di mantenere dignità alle persone malate e anziane, di accogliere i tanti che arrivano nel nostro territorio, a causa di guerre e mancanza di cibo. In questo tempo in cui abbiamo smarrito l’imponenza di Dio, lasciandolo ai margini della nostra giornata – dimenticando anche un piccolo segno di croce al mattino –, dobbiamo impegnarsi a ritrovare in maniera convinta, non convenzionale, la fede gratuita che tutto dona. Così, il nostro Paese avrà energia fresca e sarà fattore di edificazione buona».
In questo contesto, il centenario stesso della chiesa, l’inaugurazione della nuova ala dell’oratorio, «luogo privilegiato dell’educazione», le missioni cittadine – inizieranno l’11 ottobre – «a cui vi siete preparati e che riguardano l’edificio di pietre vive, devono essere uno sprone». Una sollecitazione «a ritornare, con l’aiuto di Maria, a ‘dare del tu’ al Signore», per cambiare il cuore e offrire una testimonianza di fede autentica. E tutto questo perché «nessuno e niente è estraneo al cristiano».
Da qui l’interrogativo ultimo, da porsi con umiltà: «Chi sono io come cristiano, che ne è della mia fede», e l’auspicio: «Ho visto la grande vitalità della vostra parrocchia, nella distinzione tra vita religiosa e civile, con la presenza anche di persone che vengono da altre realtà e religioni. Utilizzate bene quanto avete per approfondire la fede convinta in Gesù, per una donazione totale di sé e un’accoglienza vera. Che la missione sia occasione per comunicare a tutti i cittadini, impegnandosi in prima persona, la bellezza e la bontà per ritrovare la strada di casa, se fosse perduta».
Poi, dopo lo stringersi dei fedeli intorno al Cardinale, la festa in oratorio con tanti bambini e giovani – persino un’esibizione della locale associazione di majorettes – la benedizione della nuova, moderna e funzionale ala degli spazi oratoriani. Con un momento di intensa commozione quando si scopre la targa cui è intitolata la sala interna dove dopo poco il Cardinale incontrerà i preti del decanato di Tradate. A Nadia – i due figli, il marito e i genitori sono accanto all’Arcivescovo –: :una semplice mamma impegnata in oratorio e che ora non c’è più.

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