Commentando il Vangelo di Emmaus nella messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia l’Arcivescovo ha invitato i pellegrini a combattere «la lentezza del cuore». In mattinata l’udienza dal Papa

di Annamaria BRACCINI

Scola_Santo Spirito in Sassia

È il primo mattino della giornata più attesa, quella dell’incontro con Papa Francesco. Il cielo è incerto, lo spirito dei pellegrini no: giovani, anziani, intere famiglie di buon passo arrivano nella bellissima chiesa cinquecentesca di Santo Spirito in Sassia, nel cuore della piazzetta tranquilla su cui pare vegliare uno spicchio della cupola di San Pietro. La Messa è presieduta dal cardinale Scola, cui siedono accanto il cardinale Tettamazni e il vicario generale, monsignor Mario Delpini; concelebranti tutti Vescovi ausiliari, i Vicari episcopali e molti sacerdoti.

La chiesa – in cui siedono qualche centinaia di pellegrini – è quantomai significativa per il ritrovarsi nella preghiera degli ambrosiani, perché questo è anche luogo di culto notissimo e caro alla comunità polacca e qui il 7 aprile – domenica della Divina misericordia – giungerà anche il Papa. Questo è infatti anche il Santuario intitiolato alla Divina Misericordia, dove è viva la devozione a Giovanni Paolo II e alla santa suor Faustina Kowalska: lo testimoniano centinaia di rosari e piccoli monili che adornano le cappelle “per grazia ricevuta”. Misericordia che l’Arcivescovo, durante tutto il percorso della Quaresima e nella Pasqua, ha richiamato come guida e “guadagno” sicuro, unitamente alla speranza, per la nostra vita cristiana.

E ancora il Cardinale, nella sua breve omelia, sottolinea: «Il Vangelo di oggi – dei Discepoli di Emmaus, secondo l’ordinamento delle letture in Rito ambrosiano – può trovare una chiave di interpretazione in atteggiamenti nei quali noi spesso cadiamo, affrontando talvolta il cammino quotidiano con un cuore lento, anche dopo giorni luminosi come quelli che stiamo vivendo. È quando si impossessa di noi una forma di tristezza paralizzante su cui incidono i rapporti più o meno difficili, le condizioni in cui versiamo, che di fatto ci “chiude” al futuro”. L’assenza di speranza non rende possibile il cammino spedito, la lentezza del cuore lo diviene anche nel credere. Ecco ciò che, quotidianamente, il cristiano è chiamato a combattere: i discepoli di Emmaus ci dicono che il Signore si fa, invece, sempre a noi vicino».

Ma come sentirlo accanto a noi oggi? “Ora come duemila anni fa Egli ci è vicino attraverso la compagnia dei cristiani e dei testimoni, di coloro che rigenerano l’ardore nel nostro cuore, immergendosi nelle Scritture, ponendo al centro della loro vita esemplare il Signore tanto da non poterlo non comunicare». Da qui l’invito che è anche un monito per noi cristiani troppo “stanchi” del Terzo millennio: «Se sperimentiamo davvero il Sgnore lo comunichiamo nella vita di ogni giorno, e così si avvera ciò che ci ha detto Paolo, il con-morire con Cristo e risorgere sempre con Lui. Questo è anche il modo con cui staremo insieme oggi, con il Santo Padre». In una parola, la comunione, «strada per cui lo sconosciuto possa ritrovare in noi la testimonianza, immagine della verità intera».

E infine il pensiero è proprio per il Santo Padre: «Suor Faustina e il beato Giovanni Paolo II, all’indomani dell’ottavo anniversario della morte, ci aiutino e che la misericordia, cui Papa Francesco fin dai primissimi momenti del Pontificato ha fatto straordinaria eco, ci sia sempre donata».

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