Redazione

di Matteo Spadini

E’ successo tutto per caso. Frequentavo la prima media presso l’Istituto Salesiano S. Ambrogio a Milano. Un giorno, un sacerdote, durante l’intervallo, mi si avvicina e mi chiede se posso portare i quotidiani, arrivati con la posta del giorno, nella sala lettura dell’istituto; da quel momento in poi sono diventato il «ragazzo dei giornali».

Ogni giorno svolgevo il mio compito con dedizione; ero un ragazzino gracile e minuto e il peso dei giornali mi rendeva a volte molto impacciato ma, col tempo, quell’attività a volte faticosa ha fatto nascere in me un interesse sempre crescente per la carta stampata.

Ho iniziato a leggere qua e là articoli di sport e cronaca e poi col tempo mi sono interessato di argomenti più impegnativi ed è così che ho scoperto Avvenire e sono rimasto attratto dai suoi contenuti.

L’ho trovato più «compatto» in dimensioni rispetto ad altri giornali e a differenza di altri quotidiani era senza gadget: il giornale è un mezzo di comunicazione non la libreria di fiducia o un emporio dove si acquistano cianfrusaglie.

Considero oggi Avvenire un mezzo di informazione lontano dalla retorica e dai luoghi comuni; riporta notizie che lasciano spazio al dialogo e al confronto, esalta i valori umani e cristiani, ma non è come alcuni dicono solo un giornale per sacerdoti, piuttosto è una guida per il cristiano.

Con il passare del tempo ho così capito perchè mio papà era abbonato a questo quotidiano già da molti anni. Vedevo che apriva il giornale però non gli ho mai chiesto che cosa leggeva. E’ stato lui a fare il primo passo: a un certo punto, ha iniziato a segnalarmi gli articoli più importanti e, poi, mi ha coinvolto nell’associazione della Buona Stampa di cui fa parte.

Ora anch’io promuovo e diffondo Avvenire, non solo nella mia parrocchia, anche in università. Con gli amici mi trovo spesso a discutere sugli avvenimenti del giorno e come questi vengono trattati dai diversi giornali. Per esempio, la guerra è brutta per tutti, ma su vari quotidiani ci sono diversi articoli che descrivono come si fa la guerra: quali armamenti, le forze in campo… invece Avvenire cerca di approfondire maggiormente come cessare le ostilità, quali sono le strade di mediazione…

Ed è l’unico giornale che tratta le guerre dimenticate. Di fronte a questi fatti alcuni amici si convincono della bontà della proposta informativa del quotidiano cattolico, altri non sanno come replicare. Continuano a pensare che quello che leggono è il loro pensiero e da parte mia continuo, sempre con rispetto, a far capire loro che c’è anche un altro punto di vista.

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