Redazione

Il cammino di preparazione al sacerdozio è durato sei anni, passando attraverso "momenti di prova e di consolazione. Una formazione fatta di studi teologici, ma anche di spiritualità. Ora Claudio si sente pronto a "prendere il largo nel mare della vita della Chiesa".

di Claudio Silvetti

Essere preti oggi: il senso della vocazione, le ragioni di una scelta. Mancano ormai pochi giorni all’ordinazione presbiterale e il senso di attesa cresce molto rapidamente. Questa tappa rappresenta il compimento del cammino di formazione compiuto in questi sei anni nei seminari di Seveso e Venegono Inferiore. Parlando di formazione non mi riferisco solamente a quella teologica ma anche a quella spirituale grazie alla quale la mia fede è maturata passando attraverso momenti di prova e di consolazione. Però nello stesso tempo diventare sacerdoti è come un nuovo inizio nel senso che si inaugurano una nuova missione e una nuova responsabilità.

Innanzitutto bisogna precisare che non sono solo i preti ad avere la vocazione, ma ogni uomo che si incontra con la vicenda di Gesù di Nazareth è chiamato a "prendere una posizione", a sciegliere "da che parte stare". Solamente dopo aver risposto a questa prima chiamata, sarà opportuno cominciare a interrogarsi sulla modalità concreta in cui vivere il proprio battesimo. Dunque essere preti è un modo concreto per vivere il proprio battesimo. Come dicevo la vocazione è l’incontro con un uomo, Gesù di Nazareth, la cui personalità è ben descritta nei racconti evangelici. Per questo vorrei raccontare in modo sintetico ciò che mi ha stupito del suo essere uomo e nello stesso tempo Figlio di Dio.

Gesù è, per prima cosa, il Risorto colui cioè grazie al quale la morte non rappresenta più la fine di ogni cosa, la rottura di ogni legame. Con la risurrezione in noi abita la certezza che ciò che abbiamo costruito, durante la nostra esistenza terrena, non va perduto. Tutto ciò però dipende dalla qualità delle nostre azioni o meglio dalle intenzioni che le hanno ispirate.

In secondo luogo Gesù è la risposta alle domande più profonde inscitte nel nostro cuore. Ne ricordo ad esempio una, la cui risposta è stata decisiva per l’inizio del mio cammino di fede: perché al mondo ci sono così tante differenze? Perché io sono nato così: sano, in una buona famiglia, mentre altri no? Sicuramente qualcuno potrebbe rispondere che tutto ciò è da ricondursi al caso. Però mi accontenterei di questa risposta solo se non ce ne fosse una migliore, ma qualcosa di meglio c’è ed è la fede nel Dio manifestatosi pienamente in Gesù. Ma non basta rispondere a questa domanda, occorre chiedersi anche: io come posso impiegare tanta ricchezza? Tenerla per me, facendo finta di non vedere che al mondo c’è qualcuno che potrebbe beneficiarne?

Inoltre Gesù è per me la dichiarazione d’amore di Dio Padre nei confronti dell’umanità. E’, se preferite, la parola definitiva di fronte al male, al peccato dell’umanità. Dio è misericordioso perché sa che siamo delle creature, quindi fragili, sempre bisognosi di una mano tesa che ci risolleva. Come sarebbero le nostre relazioni se non facessimo nostri i sentimenti di Dio? Quale sarebbe lo stato d’animo di quelle persone che, incontrandoci, sanno di avere dinnanzi a sé delle persone intransigenti, che non ti danno un’altra chance? Sicuramente resteremmo isoltai perché gli altri, per paura di offenderci, non ci rivolgerebbero più la parola. Invece bisogna mettere in conto, come ha fatto Gesù, che amare significa anche soffrire, che non sempre otteniamo quello che vogliamo da chi ci sta accanto. Un cuore che ama così, senza condizioni non può che generare stupore e quindi riconoscenza.

Infine per me Gesù èl’uomo nuovo, i cui tratti non possono non affascinarci. Gesù infatti è colui che ama senza mezze misure, che vive nella certezza di avere un Padre nei cieli che non lo lascia mai solo, che passa molto tempo in preghiera, che legge nel cuore della gente, che èlibero da molti condizionamenti. Tuttavia il Verbo non si è incarnato per farci invidia ma con l’aiuto dello Spirito santo ogni uomo lotta affinchè la propria umanità assomogli sempre più a quella di Gesù.

Prima di concludere vorrei citare alcune parole che Benedetto XVI ha rivolto ai giovani in occazione della S. Messa di inizio pontificato: “Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. Solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana solo in questa amicizia sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla e dona tutta. Chi si dona al lui riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo e troverete la vera vita”. Sulla scorta di questo entusiasmante invito mi preparo a prendere il largo nel mare della vita della Chiesa e a confidare sempre nella Parola del Signore che promette una pesca abbondante.

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