Oggi l’Arcivescovo Angelo Scola ha presieduto in Duomo la solennità di Tutti i Santi. Nell’omelia ha invitato i fedeli ambrosiani a una vita di speranza e di imitazione di Gesù

di Luisa BOVE

Cardinale Scola in Duomo

Forse tanti milanesi che questa mattina affollavano piazza Duomo ignoravano che la Chiesa oggi celebra la festa di tutti i santi: c’è chi si infila a Palazzo Reale per andare a vedere la mostra di . Cezanne e chi si intrattiene sul sagrato a chiacchierare con gli amici. Ma mentre gli ultimi turisti lasciano la cattedrale, c’è chi affretta il passo per entrarvi e partecipare alla solennità presieduta oggi dal cardinale Angelo Scola. Nonostante Milano in questi giorni sembrasse svuotata, a colpo d’occhio la navata del Duomo è davvero piena di fedeli. Alle 11 in punto inizia la celebrazione solenne, in latino, con le prime note e il canto che raccoglie tutti in preghiera.

Nella sua omelia l’Arcivescovo va subito al cuore delle letture, commentando e offrendo spunti per la vita di ogni credente. C’è anche chi, dalla navata laterale, cambia posto per sentire meglio: sono parole importanti che in una festività come quella di oggi aggiungono un tassello importante nella vita di fede di chi davvero crede al Dio di Gesù Cristo.

Quella del cardinale Scola è un’omelia dotta, ma facile da seguire, tra citazioni di Maritain, Balthasar e Benedetto XVI. La visione offerta da Giovanni nel libro dell’Apocalisse, «apre uno squarcio sul Paradiso», dice l’Arcivescovo, «il luogo della definitiva vittoria sulla morte», dove «la diversità non è più un ostacolo» e nulla potrà più sconfiggerci. Parla della comunione dei santi, cioè di quella «fraternità tra noi e i nostri cari passati all’altra vita».

«Purtroppo però», ammette Scola, «la nozione di santità si è molto allontanata dal suo significato originario», una volta infatti i santi erano tutti i battezzati. «Ma la santità prima che una meta è un dono», che inizia con il battesimo, ed è destinato a dare frutti abbondanti. L’Arcivescovo sembra spronare i fedeli a riconoscere questo dono di santità e a non sotterrarlo, perché la vita stessa del Risorto «mette in moto la nostra libertà» e «ci trasforma». La santità quindi è «la piena riuscita della nostra umanità».

Non è questione di volontarismo, ma il segreto della santità sta nella ricerca incessante di Dio. Non solo, la relazione buona con Dio è quella che ci permette di vivere bene anche tutte le altre relazioni: con noi stessi, con gli altri, con il creato. In questo senso non mancano esempi santità: Luigi Talamoni, Gianna Beretta Molla, don Carlo Gnocchi, padre Vismara, suor Enrichetta Alfieri… E guardando all’Europa cita santa Caterina, san Vincenzo de’ Paoli, san Tommaso Moro, padre Massimiliano Kolbe.

In un contesto come quello di oggi, l’Arcivescovo Scola invita tutti alla speranza, sapendo di non essere soli, perché «la lunga schiera di beati e santi (non solo quelli proclamati tali dalla Chiesa, ma anche i tanti anonimi) ci accompagnano con la preghiera e con l’affetto nel nostro pellegrinaggio terreno».

E nella vigilia della commemorazione dei defunti non poteva mancare un pensiero anche ai nostri cari che ci hanno già lasciati. Ancora una volta il Cardinale invita alla speranza in un «futuro di gloria» piuttosto che alla «nostalgia del passato».

L’ultimo accenno va alla pagina di Vangelo proclamata oggi, quella delle beatitudini. Non ha dubbi l’Arcivescovo: «L’annuncio delle beatitudini è in realtà una rappresentazione che Gesù fa di sé e ci invita alla sua imitazione». In una festa come quella di oggi sembra allora che una vita di santità coincida con quella di un’esistenza ricca di beatitudini anche molto concrete, come la misericordia, la pace, la giustizia. Ma ciò che incoraggia è sapere che non si tratta di una promessa futura, ma di una realtà possibile già oggi: basta intraprendere questo cammino di libertà e di imitazione a Gesù.

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