Redazione

Fare meditazione in casa, coinvolgendo anche i più piccoli? Una comunità di famiglie di Olgiate Olona ci sta provando, con una formula semplice, facilmente replicabile anche in contesti più ordinari. Perché c’è un arte anche nel fare silenzio, e non è mai troppo presto per imparare.

di Stefania Cecchetti

Insegnare la meditazione ai bambini delle elementari. È questo l’arduo ma simpatico tentativo che l’Associazione Sichem di Olgiate Olona ha pensato per la Quaresima. Si tratta di una comunità di famiglie, provenienti da percorsi differenti, che sette anni fa hanno dato il via a un’esperienza di vita comune. Sei famiglie, sei appartamenti ricavati dalla ristrutturazione di tre cascine, parte di un vecchio e più vasto podere. Ognuno a casa sua, ognuno con il proprio lavoro e senza mettere i beni in comune. Ma tutti con una fortissima propensione alla vita insieme: «Ci univa l’idea di una casa aperta, con un via vai continuo di gente – spiega Sergio Chillè, uno degli abitanti -. Così io ho il mio appartamento, ma non passa giorno senza che io entri in ciascuna delle altre case e viceversa».

Per avere un’idea di cosa deve essere una giornata in questa comunità basta immaginarsi 24 bambini, dagli 1 ai 18 anni (la gran parte tra i 6 e i 13), che scorazzano liberamente da un appartamento all’altro, o che, si muovono in massa per andare a scuola nel complesso elementari-medie che si trova a pochi passi dalle cascine. Eppure, in questo bailamme, le famiglie trovano il tempo per un momento settimanale di preghiera e di riflessione autogestito, che in Quaresima diventa più lungo e specifico: «Di solito – spiega Chillè – ci troviamo il giovedì sera dopo le 21.30, quando i più fortunati sono riusciti a mettere a letto i bambini. Riflettiamo sulle letture della domenica, c’è il vespro e poi un momento di silenzio. Per questa Quaresima anticiperemo il ritrovo alle 21: abbiamo in programma quattro riflessioni sulle traversate in barca degli apostoli dal titolo “Dodici uomini in barca”. Il tema è quello della debolezza della fede».

La vera novità, però, sta in un’idea pensata su misura per i più piccoli: «I ragazzi sono già abituati a un momento di preghiera, che in genere è la domenica sera, sul Vangelo ascoltato a messa. Ci siamo accorti, però, che i bambini fanno molta fatica a stare attenti: un po’ perché sono bambini, ma anche perché la nostra società non aiuta certo a coltivare la dimensione del silenzio». Da qui l’idea di una vera e propria “scuola di meditazione”. Continua Chillè: «Abbiamo pensato di sottolineare la Quaresima non con i soliti fioretti, ma donando qualcosa di veramente nostro, cioè il tempo. Ci ritroveremo al mattino prima della scuola per tre minuti. E quando dico tre, intendo proprio tre: guiderò io questo momento e voglio farlo proprio con l’orologio in mano. Durante il primo minuto verrà proposto uno stacco basato sulla respirazione silenziosa: per “buttare fuori” i rumori, le immagini, i discorsi sulle figurine e sulle interrogazioni, tutto quanto affolla la mente già di mattina. Nel secondo minuto ci sarà una brevissima preghiera, proprio una piccola frase da ripetere ognuno sul ritmo del proprio respiro. Infine, nel terzo minuto, ciascuno sarà invitato a riflettere e ad applicare questa invocazione alla propria vita e alla giornata che sta per iniziare».

Un esperimento da provare, per vedere se funziona, chissà, magari anche nelle nostre famiglie. Chillè è ottimista: «Con i miei figli ci sono riuscito… Deve essere solo un piccolo momento, utile in sé ma anche e soprattutto per imparare una semplice tecnica di meditazione. Non è così scontato: io l’ho imparato quando ero già grande».

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