È il progetto messo in atto da un gruppo di ragazzi del Decanato milanese di Turro: «Per quanto si possa curare e organizzare tutto, quando ti metti sulla strada per così tanti giorni è sempre un affidarsi al Signore...»

di Stefania CECCHETTI

Cracovia_Bici

Partenza da Milano e prima tappa a Dervio, dove adesso abita il “vecchio” don.  Poi su verso Nord-Est: passo del Maloja, Engadina, Innsbruck. Da lì verso Salisburgo e poi la ciclabile del Danubio fino a Melk. Direzione Repubblica Ceca. Ma solo per attraversarla, perché la meta finale è Cracovia.

Non è la pagina di un’agenzia di viaggi. È la descrizione del folle itinerario che seguiranno un gruppo di ragazzi del decanato di Turro che si sono messi in testa di partecipare alla prossima Giornata mondiale della gioventù arrivandoci in bicicletta.

Da Milano a Cracovia: 1300 chilometri, spalmati su poco più di due settimane. E se a qualcuno sembra un’impresa impossibile, ne parli con la mente “diabolica” che l’ha architettata: don Antonio Anastasi, da meno di un anno vicario della comunità pastorale Santa Maria Beltrade-San Gabriele, l’unica che di fatto fornisce ciclisti all’impresa. Infatti l’altra parrocchia del decanato che ha aderito, San Giuseppe dei Morenti, partecipa solo con il coadiutore don Alessio Bianchi, a cui si deve lo studio del percorso, pensato per ridurre al minimo il tratto alpino.

Don Antonio e Don Alessio non sono nuovi alle imprese ciclistiche, così hanno pensato che potesse essere un’esperienza importante per i ragazzi del decanato: «Credo nel valore del raggiungere una mèta con le proprie forze e con lo stile del pellegrino, sobrio e legato alla provvidenza» spiega don Antonio. Che aggiunge: «Mi sono preoccupato di mandare centinaia di mail a parrocchie e istituti religiosi di mezza Europa, per cercare ospitalità, perché è giusto non andare allo sbaraglio. Ma nonostante l’organizzazione, quando ti metti sulla strada per così tanti giorni, è sempre un affidarsi al Signore. Le incognite sono comunque tante, a cominciare dalla pioggia».

Un altro grande valore del pellegrinaggio è quello dell’incontro, spiega ancora don Antonio: «Scopriremo la bellezza dell’accoglienza. Non solo in quelle realtà che ci offriranno un posto dove stendere i nostri sacchi a pelo. Parlo anche dell’ortolano che ti offre una banana per strada; della persona a cui chiedi informazioni e che quando scopre che sei italiano ti dice quanto è bella l’Italia; del barista che ti apre il suo minuscolo caffè per darti riparo dalla pioggia. E non sto facendo esempi a caso: sono tutti ricordi del mio viaggio con i giovani verso la Gmg di Colonia».

Terzo grande valore dell’impresa sarà la condivisione: «Soffriremo e gioiremo insieme, divideremo spazi piccoli e conosceremo la scomodità. Sono sicuro che il gruppo ne uscirà più che mai unito. Senza contare che per quasi tutti è la prima Gmg, sarà un’esperienza nuova ed entusiasmante», dice don Antonio.

Nessuna apparente preoccupazione, sul suo volto entusiasta, circa le difficoltà, a cominciare dalla fatica: siete sicuri di farcela? «Credo nel fatto che in un’esperienza così la motivazione conti più dell’allenamento. E i ragazzi sono motivatissimi. Lo hanno dimostrato nelle uscite di allenamento che abbiamo fatto in questi ultimi mesi».

Non nega, il vicario di Santa Maria Beltrade, che quando ha lanciato l’idea, lo scorso gennaio, gli hanno dato del pazzo, «ma poi, quando hanno capito che facevo sul serio ho visto i ragazzi accendersi per questo progetto». E ai genitori preoccupati, don Antonio ha risposto con un’organizzazione impeccabile: ci sarà un pulmino di supporto, che seguirà i ragazzi, non solo per dare un passaggio a chi dovesse non farcela (lui è convinto che nessuno ne approfitterà), ma soprattutto per trasportare una mini cambusa che fornirà pasti caldi a mezzogiorno e la sera.

A bordo, alcuni ragazzi, che partiranno con il ruolo di staff di sostegno; alla guida papà Gianluca: «Cosa mi spinge a sacrificare quasi 20 giorni delle mie ferie per andare a Cracovia? Beh, ho pensato che il don e i ragazzi avessero bisogno di aiuto e mi sono offerto. E poi penso che sia un’esperienza più unica che rara da vivere, anche a 52 anni». Il suo ottimismo è contagioso: «All’inizio eravamo un po’ timorosi, ma pian piano abbiamo preso fiducia. L’entusiasmo dei ragazzi meritava come minimo che non tarpassimo loro le ali. Alla fine la gioia di arrivare sarà grande, ripagherà di tutta la fatica».

Gianluca partecipa insieme a suo figlio 15enne Andrea, il più giovane della spedizione, ma forse uno dei meglio allenati perché molto sportivo. Invece Marta, che ha quasi 18 anni, è forse la meno dotata atleticamente, quella che tutti temono possa “scoppiare”. E lei cosa dice? «Lo so che nessuno pensa che io ce la farò. Però io non mi faccio abbattere, l’importante è avere la volontà, il fisico conta fino a un certo punto, in fondo siamo tutti giovani e forti. E la mia motivazione è altissima: io voglio andare a tutti i costi. Già da Santiago ho capito che l’esperienza della fatica ti aiuta a mettere da parte le cose superflue e ad apprezzare le cose che contano davvero. Sono sicura che alla sera, dopo aver percorso 100 chilometri, qualsiasi doccia e qualsiasi letto troverò mi sembreranno meravigliosi».

Ma soprattutto, per Marta saranno importanti gli incontri: «Non mi aspetto di essere sempre felice. Ci sono giorni in cui piangerò, lo so. Ma se incontrerò qualcuno sulla strada che mi farà un sorriso, allora quella sarà la cosa più bella della giornata. E poi lungo il cammino ci saranno tanti giovani di altri Paesi che condividono la mia stessa fede: sarà bellissimo incontrarli».

 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi