Nella quinta domenica d’Avvento il cardinale Scola ha proseguito il suo ciclo di predicazione sul tema “La vicinanza del Mistero”: a partire dalla figura di Giovanni Battista una riflessione sul senso dell'attesa

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OMELIA DEL CARDINALE (testo)

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Nella quinta domenica d’Avvento, questo pomeriggio alle 17.30, il cardinale Angelo Scola ha presieduto in Duomo la Messa a cui hanno preso parte diverse migliaia di fedeli.

Durante la celebrazione l’Arcivescovo ha proseguito il suo ciclo di predicazioni sul tema conduttore “La vicinanza del Mistero”, avviato domenica 13 novembre e che proseguirà per tutto l’Avvento ambrosiano. In questa occasione l’omelia del Cardinale si è sviluppata a partire dal passo delle Scritture “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”.

Dalla figura e dalla testimonianza del Battista, il primo insegnamento è che «l’attesa, per sua natura, non può essere ridotta alle immagini con cui noi la formuliamo». «Se, in un certo senso, è inevitabile che le nostre immagini/figure tentino di dar forma a ciò che ancora aspettiamo – ha precisato l’Arcivescovo -, guai se noi ci arrestassimo a esse», perché «solo ciò che accade realmente compie l’attesa. E quando l’avvenimento si attua supera ogni immagine e inevitabilmente la perfeziona e la corregge».

E quindi ecco gli interrogativi: «Stiamo vivendo con il cuore pieno di questa autentica attesa la memoria della venuta del Signore nella carne (Natale) e di quella ventura nella gloria alla fine dei tempi?». «Su cosa possiamo e dobbiamo fondare la nostra attesa se non dobbiamo enfatizzare immagini e figure del futuro?». La nostra attesa non può che poggiare «con speranza certa» su Gesù Cristo stesso, la cui presenza e azione di Cristo «ci raggiungono per mezzo della liturgia della Sua Chiesa»: per questo – ha sottolineato ancora il Cardinale – «la partecipazione frequente e consapevole ai sacramenti e agli altri gesti liturgici è la scuola primaria di preghiera».

Sull’ammonimento del Vangelo – «in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete», che può essere letto «come una messa in guardia di fronte alla tentazione di non voler conoscere, di non voler implicarsi con Lui» – torna, infine e ancora una volta, il dramma della libertà dell’uomo.

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