A 50 anni dalla posa della prima pietra, Messa dell’Arcivescovo a Santa Cecilia, in zona Certosa, un quartiere che di giorno si affolla di lavoratori. Lo presenta il parroco, don Giuseppe Ceruti

di Cristina CONTI

Don Giuseppe Ceruti

Domenica 13 settembre il cardinale Scola è in visita alla parrocchia di Santa Cecilia a Milano (via Giovanni della Casa 15). Alle 10.30 celebrerà la messa. Quali sono le caratteristiche di questa zona? L’abbiamo chiesto al parroco, don Giuseppe Ceruti.

Come mai questa visita?
L’occasione è il 50° anniversario della posa della prima pietra della nostra chiesa, che si celebrerà il 26 settembre. Esattamente un anno fa abbiamo aperto un anno giubilare con una celebrazione presieduta da monsignor Carlo Faccendoni, vicario della città. I temi fondamentali che abbiamo portato avanti nella riflessione per prepararci a questo momento sono stati due: «La pietra che è Cristo» e «Santo è il tempio di Dio che siete voi». Abbiamo affrontato questi argomenti con incontri, testimonianze e improntando tutte le attività della parrocchia in questa direzione.”

Quali sono le caratteristiche del vostro territorio?
Siamo in fondo a viale Certosa, dove iniziano le autostrade. La nostra parrocchia è divisa in due zone: una vecchia, con case di ringhiera in cui sono presenti soprattutto immigrati, e una nuova, più benestante. Moltissimi abitanti sono pendolari, perché qui attorno ci sono diverse aziende. Se dovessi fare una stima, potrei dire che ci sono 5-6 mila abitanti stabili, ma durante la settimana si arriva a contare anche 15-16 mila persone. Bar e ristoranti lavorano molto soprattutto durante la pausa-pranzo. Ho cercato diverse volte di organizzare una Messa per i lavoratori nell’ora del pranzo o alla sera, ma è molto difficile perché ognuno ha i suoi orari…

Quali attività si svolgono da voi?
Un po’ quelle normali di tutte le parrocchie. Ultimamente sono aumentati i ragazzi e dunque cerchiamo di avere una particolare attenzione per loro, soprattutto nella catechesi che è stata da poco rinnovata. Ci sono poi momenti dedicati ai genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana, mentre a Natale organizziamo un presepe vivente e a Pasqua, nella domenica in Traditione Symboli, una via Crucis sulla Montagnetta di San Siro, che è qui accanto a noi. Ci sono poi diverse attività caritative, culturali e teatrali: una compagnia mette in scena diversi spettacoli, alcuni hanno visto la partecipazione anche di 40 persone. Il cineforum non è molto frequentato, ma è molto ben curato nella scelta dei film. “Il gruppo certosino” si incontra per commentare libri. Diverse le proposte sportive per i ragazzi: abbiamo infatti un campo di calcio grande con gli spogliatoi, in cui si affrontano 6-7 squadre con un centinaio di ragazzi iscritti, mentre per le ragazze c’è la pallavolo. Diamo inoltre la disponibilità a gruppi scout.

E per gli adulti?
Per loro ci sono momenti conviviali con canti e testimonianze. Il Gruppo Missionario si trova il giovedì e prepara manufatti di vario genere che poi vengono inviati alle missioni. Il Movimento per la terza età si ritrova ogni 15 giorni. E poi ci sono la San Vincenzo e la catechesi.

Ci sono molti immigrati?
Sì, da almeno 15 anni. Sono soprattutto nordafricani (in particolare egiziani), cinesi, sudamericani, badanti ucraine, rumeni, filippini e cingalesi. Tutti ben integrati. Ci sono anche molti negozi gestiti da stranieri e ben frequentati. Nel Consiglio pastorale è entrata una sudamericana per dare attenzione a questo fenomeno. A Pentecoste ho tentato una Messa multietnica, ma molti immigrati hanno partecipato alle messe delle loro comunità nelle chiese del centro.

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