La Veglia missionaria di ieri sera arricchita dalle singolarità liturgiche dei cinque continenti. L’Arcivescovo ha consegnato il “mandato” e il crocifisso a 19 missionari in partenza

di Nino PISCHETOLA

Veglia missionaria 2011

Ieri sera la Parola di Dio ha danzato in Cattedrale. L’Evangeliario era sorretto dalle braccia di un ragazzo africano con la camicia variopinta e con passo baldanzoso avanzava nella navata centrale tra due ali di fedeli che a migliaia assiepavano il Duomo per la Veglia missionaria. Nel mezzo la processione con i giovani di diversi continenti e tutti i “fidei donum” ambrosiani rientrati dalle missioni. Come un’unica chiesa di discepoli si sono passati la Bibbia e l’hanno portata all’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, che presiedeva la celebrazione. A sua volta l’ha consegnata a un prete novello dello Zambia che ha proclamato il Vangelo proprio nella chiesa madre di quella Diocesi che attraverso i suoi missionari gli ha comunicato il dono della fede.
Appunto “Rigenerati dal dono” era il tema della Veglia di Milano alla vigilia della Giornata missionaria mondiale e che ha ricordato i 50 anni dall’invio del primo “fidei donum” ambrosiano. Di missioni diocesane oggi ce ne sono in Albania come in Argentina, dal Brasile al Burundi, e anche in Camerun, Colombia e Haiti. Altre sono attive in Messico e Niger, in Perù, Turchia, Zambia. Da tutto il mondo hanno seguito in diretta su www.chiesadimilano.it la celebrazione in Duomo, dove tutti erano riuniti con il proprio Arcivescovo per fare memoria della storia e dei doni di cui lo Spirito ha voluto arricchire la Chiesa ambrosiana. È stato citato il Beato Giovanni Paolo II, di cui ieri la Chiesa celebrava per la prima volta la memoria liturgica, quando affermava che «la fede si rafforza donandola». E così è avvenuto per la Diocesi di Milano: lo scambio della fede tra Chiese sorelle le ha fatte crescere e le ha arricchite entrambe.
Durante la Veglia altri missionari sono stati inviati ad altre Chiese sparse nel mondo. Infatti, l’Arcivescovo ha consegnato ieri il “mandato” e il crocifisso a 19 tra preti, religiosi, suore, consacrati, laici e anche una coppia di sposi, in partenza per diverse destinazioni. Nel segno di padre Clemente Vismara, di cui è stata appena celebrata la beatificazione, e il beato Guido Maria Conforti, padre di tanti missionari, che oggi viene canonizzato dal Papa.
Oltre a queste figure ieri è stato ricordato anche padre Fausto Tentorio, il missionario lecchese del Pime, ucciso lunedì scorso nelle Filippine. Tra l’altro prima dell’inizio della Veglia è stato proiettato un video sui martiri missionari degli ultimi anni e da ieri sera e per tutto oggi sono esposti alcuni pannelli su questo tema.
A tutti i partecipanti è stato proposto il digiuno come segno di attenzione e condivisione con le situazioni di disagio presenti nel mondo e al termine della Veglia si è raccolto il corrispettivo della cena da inviare alle Pontificie Opere Missionarie. Tutti gesti vissuti ieri da una «plurale famiglia umana – come l’ha definita l’Arcivescovo nella sua omelia – convenuta in Duomo da tutta la Diocesi e da varie parti del mondo». «Tutti i continenti si sono espressi ognuno secondo la singolarità liturgica e della propria cultura – ha osservato il cardinale Scola – ma hanno sempre parlato dell’annuncio del Vangelo che si incarna, che si in cultura, in un determinato Paese».
La presenza in Duomo ieri sera dei “fidei donum” rientrati, di quelli che partono, i collegamenti con i nostri missionari, il “mandato” con la consegna del crocifisso, sono, secondo Scola, «tutti segni dello scambio di doni tra tutte le Chiese, che educa alla cattolicità e quindi anche, a livello civile, alla universalità, all’accoglienza che, se parte dall’amore, impara a fare spazio alla giustizia, alla legalità, e diventa così in questo modo segno di una speranza affidabile per il nostro travagliato mondo, in questo tempo di cambiamento».

 

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