«Noi cristiani crediamo che Cristo è la nostra vera pace»: dal messaggio del Papa e dalle parole dell’Arcivescovo in Duomo per la Giornata della Pace

di Rosangela VEGETTI

messa pace

MESSA PER LA PACE: OMELIA DEL CARDINALE

Si è ripetuta in Duomo la celebrazione eucaristica vespertina della Giornata mondiale della Pace alla presenza dei rappresentanti delle chiese cristiane riunite nel Consiglio delle Chiese cristiane di Milano (CCCM), di varie associazioni operanti sul territorio nella quotidiana costruzione di pace e di un nutrito numero di fedeli che ogni capodanno accolgono con fraterna simpatia i ministri ortodossi ed evangelici che con l’arcivescovo condividono la preghiera e la benedizione di pace.
Pace e dimensione ecumenica della fede sono stati i temi portanti dell’omelia del card. Scola che ha salutato quanti si impegnano con passione perché nella vita della chiesa e della comunità sociale si affermi lo spirito della pace e dell’unità.  Non si tratta si semplici auspici, ma di reali fondamenti della fede, necessari per il bene di tutta la chiesa. Gesù si è calato nella storia e nella storia di un popolo per dare evidenza ad un disegno di unione. L’opera di unità iniziata dall’incarnazione è dunque garanzia di pace e insegna a conseguire l’unione in vista della pace.
Rifacendosi al Messaggio per la pace 2012 di Benedetto XVI, l’Arcivescovo ha sottolineato la pace e il dovere di educare i giovani alla pace quale compito fondamentale per ogni cristiano ed ha affermato che pregare per la pace non “è un gesto inefficace, ma è l’andare al cuore della questione e su questa base si fondano la giustizia, la verità la solidarietà che sono espressioni della pace”.
Per raggiungere tale alto obiettivo occorre mettersi in gioco in ogni relazione perché possa divenire relazione buona, relazione buona con Dio e tra persona e persona, questo porta all’educazione alla giustizia e alla pace. Occorrono testimoni veritieri capaci di donarsi con passione, fino al sacrificio di sé, quali ne sono esempi i martiri, e anche lo scorso anno 26 missionari sono stati uccisi in varie parti del mondo: testimoni di una fede di convinzione e non certo di sola convenienza. “Invocare Dio nel nostro quotidiano è ragione di pace per tutti” è il messaggio e la sollecitazione lasciata dall’Arcivescovo in questa domenica d’inizio anno.
Dopo la cerimonia in Duomo, il card. Scola ha ricevuto e si è intrattenuto con le delegazioni componenti il Consiglio delle Chiese e con i membri della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo. Mons. Bottoni, responsabile dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo ha presentato i programmi e le finalità dei due organismi ecumenici riconoscendo il cammino importante compiuto dal Consiglio (fondato nel gennaio 1998) che ha cementato un clima di grande fraternità tra le chiese, incentivato iniziative di incontro e di formazione alla dimensione ecumenica e che prosegue con l’esperienza di annuncio verso i lontani che ormai da alcuni anni si propone presso la chiesa di S. Gottardo al Palazzo Reale, e di preghiera insieme nella visita alle carceri del territorio milanese. I passi successivi devono rivolgersi alla pastorale ordinaria per diffondere maggiormente l’impegno alla costruzione dell’unità ecumenica.
Il pastore battista Martin Ibarra, presidente in carica del CCCM,  ha illustrato all’Arcivescovo le linee di fondo che animano ogni iniziativa del Consiglio: la dimensione di una spiritualità ecumenica che porti alla ricerca di maggior comunione tra le chiese, la dimensione dell’annuncio e della predicazione del vangelo insieme “per fare contemporaneo Gesù alla città”, ed infine il dialogo e l’approfondimento sui grandi temi della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato.
Da parte sua il card. Scola, ha chiesto alle chiese di essere a fianco di quanti nei prossimi mesi si troveranno in difficoltà a seguito della crisi generale, e di condividere la responsabilità di comunicare un senso di sobrietà e di impegno nella ricerca di un senso di vita più aperto alla condivisione. “Spesso i cristiani – ha detto l’Arcivescovo – non mostrano di aver capito che il dialogo ecumenico è intrinseco con l’atto di fede e che si debba educare a questo sguardo integrale e completo perché l’ecumenismo non va considerato un argomento in aggiunta ad altri”. L’impegno è dunque comune e rafforzato nel proposito di lavorare insieme per il bene della città e di tutta la chiesa.

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