La luce della fede è una ricchezza preziosa per la vita dell’uomo: così Benedetto XVI in San Pietro nella messa di chiusura del XIII Sinodo generale dedicato alla nuova evangelizzazione

di Rita SALERNO

Sinodo

Un “momento di forte comunione ecclesiale” che ha permesso di provare con mano “la bellezza di essere Chiesa in mezzo a questa umanità con le sue fatiche e le sue speranze”: Benedetto XVI suggella con queste parole la chiusura di questa tredicesima assise sinodale che per tre settimane ha riunito a confronto ben 262 partecipanti, il numero più elevato nella storia delle assemblee generali. “La nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della Chiesa”, mette in evidenza il Papa con lo sguardo rivolto al sinodo appena concluso. Tre sono le linee pastorali suggerite dal Pontefice nel corso dell’omelia in San Pietro. La prima riguarda l’importanza dei sacramenti e il richiamo alla santità: "I veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i Santi” – sottolinea – “essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità". In secondo ordine, la nuova evangelizzazione deve connettersi con la missio ad gentes, con “un rinnovato dinamismo missionario i cui protagonisti sono soprattutto gli operatori pastorali e i fedeli laici” perché – aggiunge – "tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani – sacerdoti, religiosi e laici, – di annunciare la Buona Notizia".
Ma non ultimo, puntualizza Benedetto XVI, “la Chiesa ha un’attenzione particolare” verso i battezzati non praticanti, affinché “riscoprano la gioia della fede”. E poi ribadisce che: "la Chiesa cerca di adoperare anche metodi nuovi, appropriati alle differenti culture del mondo, proponendo la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che ha fondamento in Dio che è Amore". D’altra parte, ricorda il Santo Padre, i nuovi evangelizzatori hanno una caratteristica: la gioia del cuore, che deriva dall’incontro con Cristo.
Nella sua omelia, il Papa ribadisce che la Chiesa ha il compito di evangelizzare e che è dovere di tutti i cristiani annunciare il Vangelo con gioia. Senza dimenticare le aree infuocate del pianeta come il Medio Oriente e la Siria, citati nelle preghiere dei fedeli. Mentre all’angelus Benedetto XVI è ribadisce l’esigenza di “un annuncio rinnovato del Vangelo nelle società secolarizzate” e l’impegno “per il rinnovamento spirituale della Chiesa stessa”, il Papa spiega che cercherà di elaborare “una sintesi organica e indicazioni coerenti” di tutte le proposte del Sinodo. Per poi richiamare l’Anno della Fede, inaugurato l’11 ottobre a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II: “Ripensare alla stagione conciliare, è stato quanto mai favorevole – sottolinea rivolto ai pellegrini convenuti in piazza San Pietro – perché ci ha aiutato a riconoscere che la nuova evangelizzazione non è una nostra invenzione, ma è un dinamismo che si è sviluppato nella Chiesa in modo particolare dagli anni ‘50 del secolo scorso, quando apparve evidente che anche i Paesi di antica tradizione cristiana erano diventati, come si suol dire, ‘terra di missione’".
Sabato, in occasione dell’ultima sessione, sono le parole del Papa a chiudere i lavori in aula del Sinodo dei vescovi, così come li avevano inaugurati tre settimane prima. Benedetto XVI è intervenuto per annunciare, innanzitutto, un cambiamento: la competenza sui seminari passerà dalla Congregazione per l’Educazione cattolica a quella per il Clero. Allo stesso tempo, la Congregazione per il Clero perderà la competenza sulla catechesi che passerà al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Poi il Pontefice ha ringraziato quanti hanno lavorato allo svolgimento dell’Assemblea, la quale – ha aggiunto – è stata incoraggiante, specchio della Chiesa universale con le sue sofferenze e con le sue gioie: "Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta".

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