La ripresa della partecipazione popolare alle liturgie non è immune da dubbi. L’unico chiarimento può venire dalla grazia di Dio

di don Giovanni GIAVINI

Messe con fedeli

Nella speranza che la pandemia passi presto, già sono parecchie le riflessioni sul dopo. Vorrei inserire anche queste mie.

Si è detto che dopo l’assenza forzata della Messa festiva normale in molti si sarebbe risvegliata o si risveglierà la sua nostalgia, Può darsi e sarebbe bello. Io ho qualche dubbio. Siamo infatti in un clima religioso e cattolico che non la lascia facilmente supporre, almeno in contesti come Milano. Non si può prevedere anche gente che si senta tranquilla e anzi contenta di aver potuto godere la domenica anche senza la classica Messa festiva? Diamo tempo al tempo per verificare e cercheremo poi le vie migliori per recuperare fede e pratiche.

Per la liberazione dalla pandemia si elevarono abbondanti preghiere con Papi, clero, religiosi/e e fedeli di ogni ceto a Dio, alle Madonne di tutti i santuari e ai Santi/e di ogni regione. Risultato? È difficile parlare di esaudimento miracoloso, anzi. Unico fatto meraviglioso o anche miracoloso è forse la dedizione generosa di tante persone in aiuto ai malati, a cominciare dal personale ospedaliero e assistenziale, cattolico e non solo. Tante preghiere dunque e deludente risultato. A parte i soliti problemi circa loro formule e contenuti, non può risorgere qualche dubbio proprio sul senso e sull’efficacia della preghiera?

Ho gettato dal pulpito questo mio dubbio e varie persone mi hanno ringraziato per la lealtà.

Lanciamo qualche àncora di salvataggio? Potrebbe servire un pensiero di Sant’Agostino nel suo commento al Padre Nostro: Dio sa già di che cosa abbiamo bisogno veramente e non aspetta che noi glielo chiediamo; Lui è come il sole, la cui luce già risplende per tutti gli occhi; non tutti gli occhi invece sono aperti a tale luce e ne rimangono privi; la preghiera serve a noi, ci aiuta ad aprire gli occhi del cuore alla grazia del Padre e quindi a goderne.

Ma quale grazia ci può venire davvero da tale Padre che è Padre ma celeste, ossia anche sempre “altro da noi”? Stando alla preghiera del Padre Nostro, tale grazia è, almeno innanzitutto, la santificazione o riconoscimento  del Suo nome di Padre, la venuta del Suo regno di Padre, l’adempimento della Sua volontà di Padre che ama la sua famiglia umana e quindi ci vuole e ci aiuta a vivere come Suoi figli-fratelli-risorti (di tutto ciò Gesù, il Figlio di tale Padre, è con la sua vita e il suo Spirito il grande segno e dono). Dopo tale preziosa grazia e secondariamente – e ciò non mi piace, direbbe qualcuno – tale grazia comprende anche il pane di ogni giorno, il perdono dei peccati, la forza nelle prove e la liberazione da ogni male (magari anche con qualche… colpo correttivo). Doni che noi metteremmo e mettiamo spesso ai primi posti: le grazie al posto de “la grazia” e così ci facciamo del male. O no? Dipende dal punto di vista: la fede in Dio Padre o nei nostri modi di vedere, la fede nella Sua logica o nella nostra. 

Sono considerazioni  illuminanti anche per quei nostri dubbi dai quali siamo partiti. E che possono spiegare anche gli autentici miracoli avvenuti pure nelle attuali circostanze di epidemia, ma che possono accadere e accadono – grazie innanzitutto a Dio – ogni giorno, spesso nel silenzio della quotidianità. Oppure nella scia di tanti altri antichi e moderni Santi e martiri.

 

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