All’entrata del sito, ad accogliere i visitatori c’è anche una copia a grandezza naturale della statua posta sulla guglia più alta del Duomo: ci spalanca le braccia e ci parla di un buon futuro

di Giuseppe FRANGI

Madonnina_Expo

È lì ad accogliere le migliaia di persone che varcheranno l’ingresso ovest di Expo. Impossibile non notarla: sta in cima a una larga rampa, con la luce dell’oro che attrae inevitabilmente ogni sguardo. È la copia della Madonnina, realizzata dalle Fonderie Del Giudice di Nola, a grandezza naturale e con tanto di rivestimento di oltre 4 mila lamine dorate. È dal 30 dicembre 1774 che la Madonnina domina e tutela la città, dall’alto della guglia più alta del Duomo: una Madonna Assunta che si staglia contro il cielo, aprendo le braccia in un gesto molto umano, come a invocare protezione per la città che sotto vive («se sta mai coi man in man…»). Il senso di rispetto che ha suscitato in tutti è sempre stato tale, che quando un edificio, come il Grattacielo Pirelli, superò la sua altezza, una copia della Madonnina venne portata sulla sua sommità (oggi è stata spostata in cima al Palazzo Lombardia, nuova sede della Regione).

«O mia bela Madunina, che te brilet de luntan», dice la canzone. Ora la Madonnina brilla anche da vicino. È bello scoprirla, vederne il volto, dolce e tranquillizzante con quell’oro caldo che lo riveste, i capelli che spuntano dal velo, lo sguardo che punta orizzonti lunghi e che ci parla dunque anche del futuro. Di un buon futuro.

La Madonnina del Duomo ha infatti una caratteristica che la contraddistingue da tante altre effigi devozionali: è simbolo per tutti. Non c’è sguardo che alzandosi verso il cielo di Milano non abbia sentita come positiva la sua presenza. E anche ora, messa propria alla porta di Expo, è lì per tutti e non solo per chi crede. Un simbolo unificante, lo ha definito Giuseppe Sala, il Commissario alla guida di Expo2015.

Ma come fa a essere unificante un simbolo riconosciuto solo dalla fede dei cristiani? Lo è perché la Madonnina parla all’umano che è in ciascuno. È lì per raccogliere e intercettare speranze, ansie, aspettative, gioie e dolori di chiunque alzi lo sguardo verso il cielo di Milano. Alzare gli occhi al cielo infatti è un gesto che inevitabilmente ci mette in rapporto con il mistero; è un gesto istintivo dettato da quel desiderio di infinito riposto nel profondo del cuore di ogni uomo. «Dedicata a tutti quelli che alzano gli occhi verso il cielo», è la didascalia che un popolare artista milanese, Alberto Garutti, aveva assegnato a una propria opera. Alla Madonnina si potrebbe assegnare lo stesso titolo. È simbolo inclusivo per natura: stando lassù, è di tutti e per tutti.

Ed è per tutti e di tutti anche un’altra Madonna che Milano in questi giorni riscopre: quella della Pietà Rondanini, capolavoro finale di Michelangelo, portata finalmente in una collocazione al Castello Sforzesco che la rimette al centro dell’attenzione della città. Maria sostenendo il corpo del Figlio morto, si dispone a sostenere e a partecipare al dolore di chi oggi deve attraversare esperienze di sofferenza.

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