Maria Rosa Poggio, antropologa culturale: «Soprattutto in questo periodo storico, i giovani hanno la grande possibilità di comunicare con un numero straordinario di coetanei, uomini e donne, incontrati nelle strade e nelle piazze del mondo, materiale e digitale. A loro, futuro della Chiesa, è affidato il messaggio della Parola di Dio che, attraverso di loro, cammina per le strade del mondo»

di Riccardo BENOTTI
Agenzia Sir

statua Cristo redentore

Alta 38 metri e pesante più di mille tonnellate, la statua del Cristo Redentore domina dalla cima della montagna del Corcovado la città di Rio de Janeiro. È ai suoi piedi che si terrà la XXVIII Giornata mondiale della Gioventù, in programma nella metropoli brasiliana, dal 23 al 28 luglio, sul tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Circa due milioni i giovani attesi da ogni continente. Ne parla Maria Rosa Poggio, antropologa culturale impegnata nell’educazione della cultura cristiana e nella catechesi dei giovani, autrice del volume “I want you. Chiamata e missione, l’avventura dei dodici continua” pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.

Per i giovani di oggi è ancora attuale la chiamata di Gesù a evangelizzare i popoli?
Lo è sempre. Oggi come allora ogni persona a cui giunge la Parola di Dio è chiamata a rispondere a Gesù che dice: «Vieni e seguimi». È questa una chiamata rivolta a tutti, e a ognuno. «Seguimi tu, proprio tu, non un altro/a». La chiamata di Gesù giunge attraverso la Chiesa intesa non solo come gerarchia, pur necessaria, ma come grande famiglia dei figli di Dio, tutti ugualmente chiamati a evangelizzare coloro a cui ancora non è giunta: «Guai a me se non portassi il Vangelo». I giovani sono particolarmente interessati a questa chiamata che struttura tutta l’esistenza. Soprattutto in questo periodo storico, hanno la possibilità grande di poter comunicare con un numero straordinario di coetanei, di uomini e di donne, incontrati nelle strade e nelle piazze di questo mondo, sia materiale che digitale. A loro, futuro della Chiesa, è affidato il messaggio della Parola di Dio che, attraverso di loro, cammina per le strade del mondo.

A Rio migliaia di ragazze e ragazzi si ritroveranno sotto le braccia aperte del Cristo Redentore del Corcovado. Quale contributo possono dare i giovani alla Chiesa?
Le braccia aperte del Cristo Redentore possono simboleggiare sia l’accogliente abbraccio di Dio tramite suo Figlio, sia l’invio in missione a tutte le genti. I giovani sono la grande coscienza critica della Chiesa e la speranza del suo futuro. La Chiesa è chiamata in ogni generazione a rinnovare l’annuncio, fedele allo stesso messaggio della salvezza che Gesù affidò ai Dodici. In ogni generazione, e oggi più che mai, la Chiesa ha bisogno di forze, menti, cuori giovani, del coraggio, della parresia e della creatività, di cui le nuove generazioni sono capaci. I giovani possono e devono tradurre e testimoniare il messaggio sempre identico della fede in modo tale che le genti di tutti i continenti possano comprendere ed accogliere, anche oggi, la chiamata di Gesù.

Papa Francesco ha invitato più volte i giovani a essere liberi, ad andare controcorrente e a occuparsi dei poveri. Una sfida difficile?
I giovani sono da sempre più sensibili alle necessità dei fratelli: da sempre sono capaci di grande generosità, di slancio, di entusiasmo, anche a costo di intraprendere strade difficili e scomode. La scelta cristiana, senza dubbio affascinante, è scomoda e può risultare di per sé contro corrente nel mondo attuale. Questo mondo ha bisogno di valori autentici e condivisi: la proposta della fede cristiana è, in questo senso, una risposta sempre giovane, credibile, attuale. Oggi i giovani fanno l’esperienza materiale della vuotezza dei miti economici dei “forti” e possono scegliere di dedicarsi affinché, attraverso di loro, s’incarni l’amore di Dio che si rende presente ai suoi figli e perché prevalga la giustizia e la condivisione fraterna. I giovani possono comprendere tutto questo e sono desiderosi di mettersi alla prova.

È una Chiesa, quella di oggi, capace di accogliere e ascoltare i giovani?
Sempre e in tutte le culture, i giovani devono sgomitare per farsi spazio, per andare avanti, per ottenere ascolto. D’altra parte la Chiesa ha da sempre bisogno di rinnovarsi per rimanere fedele al mandato di Gesù Cristo. La Gmg sorta per intuito profetico di Giovanni Paolo II è una sorta di “Concilio dei giovani”, nel quale la gerarchia ascolta, accoglie e annuncia il Cristo alla comunità dei giovani e li invita a farsi tramite della fede annunciata e vissuta. Lo Spirito parla alla Chiesa anche attraverso i giovani che ricercano il senso della vita, che invocano valori e vissuti credibili, che parlano della loro quotidiana esperienza di nuovi protagonisti dell’umana avventura e che sollecitano la Chiesa a proporsi in modo sempre e credibile agli uomini nella storia.

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