Il cardinale Scola torna nel suo paese natale per celebrare la messa in San Leonardo alle 10.30. L'amministratore parrocchiale don Andrea Lotterio: «Sono sempre stupito dalla solidarietà popolare. Di fronte a qualsiasi esigenza, la gente accorre»

di Marcello VILLANI

Cardinale Angelo Scola_Malgrate

Domenica 29 settembre l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, tornerà a casa. Andrà in visita alla “sua” Malgrate, alla parrocchia di San Leonardo. Arriverà sul nuovo lungo lago inaugurato a fine maggio alle 10 dall’amministrazione comunale e, dopo il saluto delle autorità civili e religiose, ma soprattutto del popolo dei fedeli e del corpo musicale Santa Cecilia di Valmadrera, salirà verso la seicentesca chiesa di San Leonardo per la messa solenne delle 10.30. A concelebrare don Massimo Frigerio, Decano di Lecco, padre Angelo Cupini, direttore della Comunità di via Gaggio, don Giampietro Ferranti, ultraottantenne salesiano nativo di Malgrate e, naturalmente, l’amministratore parrocchiale di San Leonardo don Andrea Lotterio. Un appuntamento – quello tra don Andrea, la sua comunità e l’Arcivescovo – che cade a poco più di due anni dall’ingresso in Diocesi del cardinale Scola: «Il nostro Arcivescovo – racconta don Andrea – entrò in Duomo il 25 settembre 2011 e questo appuntamento cade proprio nel suo secondo “compleanno” da guida della Diocesi. È un bellissimo regalo anche per me, che ho compiuto 51 anni proprio giovedì scorso…».

Don Andrea – nato a Milano, ma cresciuto a Nerviano e ordinato sacerdote nel 1986 dopo gli studi a Venegono e Saronno – è a capo di una parrocchia che conta circa 3700 fedeli, sul totale di 4300 abitanti di Malgrate: i circa 600 fedeli della parrocchia del Porto sono inglobati nell’unità pastorale formata dalla parrocchia di San Nicolò e di San Materno di Lecco. Ma don Andrea, che ha fatto il suo ingresso a Malgrate il 12 febbraio 2012, è un profondo conoscitore della “Grande Lecco” (quella che idealmente comprende il capoluogo, Malgrate e Valmadrera): per nove anni, dal 1986 al 1995, è stato vicerettore al Collegio Volta di Lecco, assistente spirituale degli Scout Agesci (anche a livello diocesano) e vicario a San Materno di Pescarenico. Mai, però, si sarebbe aspettato di dover fare gli onori di casa a un Arcivescovo che a Malgrate è nato: «Infatti dissi al Cardinale: “Venga quando vuole, qui è casa sua. Non ha bisogno del mio invito…”. E lui ha scelto questa data particolare…».

Parliamo della realtà pastorale e sociale di Malgrate, quasi una propaggine residenziale di Lecco. « A differenza di Valmadrera, che ha una sua identità, Malgrate pende su Lecco per tante cose. Chi abita a Pian Sciresa e deve prendere la macchina si dirige verso Lecco, non vive certo a Malgrate, per esempio… Si sta parlando molto in questi anni della “Grande Lecco”. D’altronde, più della metà del paese è rappresentata da villette e piccoli condomini. Rimane Malgrate vecchia, ma anche lì c’è una forte connotazione residenziale». Che problemi pone una situazione del genere dal punto di vista pastorale? «C’è grande mobilità. In chiesa si va dove risulta più comodo. Ma questo non toglie una partecipazione assidua e numerosa: alle messe domenicali vengono abitualmente circa 800 persone, anche perché prendiamo parte della frazione San Dionigi di Valmadrera».

Malgrate e i suoi problemi sociali: «Non ci sono particolari emergenze. C’è una grande presenza di extracomunitari, ma senza motivi di tensione. Certo, le varie provenienze sono molto diverse tra loro. Non c’è ancora piena integrazione, perché c’è un po’ di diffidenza da parte dei malgratesi, ma i bambini extracomunitari vanno a scuola e si mischiano con i nostri: fanno più opera di integrazione loro in questo modo che non le varie istituzioni… La via dei ragazzi è sempre la più importante ed efficace».

Di Malgrate, Scola conosce tutto. Cosa potrà dire “di nuovo” don Andrea al Cardinale? «Sono sempre stupito dalla generosità che qui continua a essere forte, nonostante il mondo vada in altre direzioni. Di fronte a qualsiasi esigenza, la gente accorre. Malgrate ha una dispersione notevole e dunque non ti aspetteresti che ci sia questa identificazione con la parrocchia, con le sue iniziative, con i suoi bisogni». Un riconoscersi nella comunità, quindi… «Sì. Nei valori che potremmo definire cristiani, ma che in realtà sono universali: la famiglia, la coesione sociale, il farsi prossimo».

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