A un anno dal VII Incontro mondiale la città di Bresso e le parrocchie cittadine ricordano l’evento con grande riconoscenza. Oggi c’è più consapevolezza e si cerca di difendere gli spazi rispetto al lavoro

di Luisa BOVE

Papa_Family

È passato un anno esatto dall’Incontro mondiale delle famiglie che si è concluso con la Messa del Papa a Bresso. «La gente ricorda con grande affetto e riconoscenza quella che è stata una vera carezza sulla città – dice don Angelo Zorloni, parroco dei Santi Nazaro e Celso e decano di Bresso -. Anche quando si cita soltanto l’evento c’è proprio il sorriso che si allarga, mi è capitato sia con le istituzioni sia con i semplici cittadini».

Avete previsto gesti o iniziative per ricordare il Family 2012?
L’amministrazione lascerà alcuni segni di memoria, al Parco Nord si inaugura una parte di terreno chiamandolo “Parco delle famiglie”. Mentre come parrocchie della città è in preparazione un mosaico che alla fine di giugno sarà collocato nel nostro Santuario della Madonna del Pilastrello, a 150 metri dal luogo dell’evento.

E rispetto alla vita parrocchiale che cosa è cambiato?
Durante l’autunno i gruppi familiari hanno lavorato riprendendo tre riflessioni significative del Papa. Hanno riletto alcuni testi e dopo una breve introduzione ne hanno fatto oggetto di dialogo. Sono stati ripresi i contenuti della Festa delle testimonianze, l’omelia della domenica di Benedetto XVI e il discorso del Papa agli amministratori sul tema della politica e della città. Per noi era importante perché nei giorni scorsi abbiamo avuto le amministrative e quindi diventava un’occasione per renderci più consapevoli.

Avete assistito a un riavvicinamento da parte di persone lontane dalla Chiesa?
Non certo nei termini di schiere cattoliche, ma la logica è stata quella di una buona seminagione, che non ha portato adepti, quanto la consapevolezza del bene prezioso della famiglia. Questo sì l’ho percepito, ben distinto dal familismo che è l’ossessione della famiglia e che non ci appartiene. È invece la consapevolezza di ciò che c’è in gioco dal punto di vista della bellezza e del ruolo della famiglia. Complice anche il tempo di crisi, ho notato per esempio una maggiore sensibilità a proposito della dinamica festa-lavoro, per cui si è rimesso in discussione l’eccesso di lavoro a favore della famiglia.

È nata quindi una nuova sensibilità a partire dai temi della festa, del lavoro e della famiglia?
Sì. La sensazione è che ci sia una maggiore consapevolezza e serietà verso queste dinamiche che vanno davvero custodite. Non c’è più solo la lamentela di chi dice: «Non se ne può più», perché dove c’è lavoro di solito ce n’è troppo e con orari ossessivi. Oggi si capisce quello che c’è in gioco. Più volte mi è capitato di dire: «Non andate a fare la spesa alla domenica, pensate a chi invece di essere al lavoro dovrebbe stare tranquillamente con la famiglia. È questione di rispetto delle persone, i negozi aperti alla domenica non sono una conquista di comodità». In passato qualcuno aveva detto che il parroco doveva stare zitto, non dire certe cose. Ora questo non capita più.

Insomma, la famiglia al centro della pastorale…
Sì, i gruppi familiari sono già una tradizione che continua e ha anche un suo rigoglio molto bello, nonostante qualche problema. C’è sicuramente una grande attenzione nei confronti delle dinamiche familiari e il Papa è venuto solo a confermarci su ciò che era già in atto. Penso anche all’accompagnamento delle famiglie nei cammini dell’iniziazione cristiana e verso i genitori che chiedono il battesimo. In questi anni è cresciuta un’attenzione reale nei confronti dell’oratorio, inteso come opportunità educativa e non semplicemente come parcheggio.

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