«Siamo e saremo accanto all’Arcidiocesi di Milano nella preparazione dell’Incontro mondiale»: così il cardinale Bagnasco nella prolusione al Consiglio episcopale permanente della Cei

«La famiglia resta il bene per eccellenza, giacché è il soggetto che per definizione lo moltiplica. Siamo e saremo accanto all’Arcidiocesi di Milano nella preparazione dell’evento internazionale che a maggio l’attende. C’è come un filo ideale che congiunge il Convegno di Verona, e le sue aree tematiche, all’argomento cui è consegnato l’Incontro mondiale che vedrà la presenza del Santo Padre. Dobbiamo entrare decisamente nella prospettiva di ricondurre ad unità le dimensioni decisive del vivere comune a ogni persona: gli affetti, la fragilità e la tradizione, il lavoro e la festa. Le famiglie oggi sono più vulnerabili, ma non è questo un buon motivo per indebolirle ancora di più, anzi…». È quanto ha affermato oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente, in corso fino al 26 gennaio.

Il discorso del Cardinale spazia su tematiche religiose, civili, politiche e culturali, ma nella sua parte iniziale si occupa del tema della fede popolare, «che viene espressa in maniera genuina – ha affermato il presidente della Cei – in forma talora pudica, ma autentica, come se il passaggio dalla sicumera e dal clima di abbondanza alla trepidazione e all’incertezza, ci riportasse all’essenziale di noi stessi e della vita, alle cose che veramente contano». Per il Cardinale «è appena sufficiente tuttavia entrare in contatto vivo col tessuto delle parrocchie e immergerci tra la gente cosiddetta comune – che lavora per vivere e ha preoccupazioni che si direbbero prosaiche e invece sono semplicemente normali – per ricavarne l’impressione che ancora ci sono davvero i valori cristiani».

Crisi di fede

Dopo aver ricordato le recenti parole del Papa sulla «crisi della Chiesa» che «nel mondo occidentale è crisi di fede», il cardinale Bagnasco ha richiamato l’Anno della fede che inizierà l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013. Ha così ringraziato Benedetto XVI per aver voluto questo evento e per aver istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Riguardo alla «crisi della fede», ha poi notato che «sembra esistere qua e là una strana reticenza a dire Gesù, una sorta di stanchezza, uno scetticismo talora contagioso», evidenziando al contrario «l’entusiasmo riscontrabile nei giovani» dei vari continenti, anche per le Giornate mondiali della gioventù che si stanno rivelando «un modo nuovo, ringiovanito, dell’essere cristiani».

Il presidente della Cei ha quindi affrontato il tema della «crisi economica» in corso da quattro anni e che, a suo avviso, è da collegare «ad altri fenomeni contestuali come la mondializzazione dei processi, le migrazioni, le mutazioni demografiche nei Paesi ricchi, l’offuscamento delle identità nazionali, il nomadismo affettivo e sessuale». Ha così parlato di «capitalismo sfrenato» che invece di risolverli «crea i problemi»; di realtà che ha definito «coaguli sovrannazionali», «talmente potenti e senza scrupoli, tali da rendere la politica sempre più debole e sottomessa».

Evadere le tasse è peccato

Circa la crisi nel nostro Paese, il Cardinale ha sottolineato che «l’Italia appare particolarmente in angustia a motivo di sanzioni e bocciature che possono apparire un declassamento, agli occhi del mondo». «E tuttavia – ha proseguito – un esame di coscienza, rigoroso e spassionato, s’impone, per scongiurare il rischio di un autolesionismo spesso in agguato». Circa i motivi di queste difficoltà, il cardinale Bagnasco ha citato «anzitutto l’incapacità provata di pervenire nei tempi normali a riforme effettive, spesso solo annunciate; e quindi l’incapacità, con questo sistema politico, di pervenire in modo sollecito a decisioni difficili allorché queste si impongono».

Tra le considerazioni, ha affermato che occorre «cooperare attivamente con il governo a riequilibrare l’assetto della spesa in termini di equità reale, e metter mano al comparto delle entrate attraverso un’azione di contrasto seria, efficace, inesorabile alle zone di evasione impunita, e ai cumuli di cariche e di prebende». Per quanto riguarda la Chiesa, ha poi detto che «non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo».

La ricchezza del “sociale” e la questione Ici

Nella seconda parte della prolusione, il Cardinale ha poi toccato vari temi tra cui le riforme messe in campo dal governo per «salvare l’Italia», la malavita organizzata che dal Sud «si sta spingendo verso le città del Nord», la «tendenza eutanasica che ammorba la civiltà europea», la diffusione del gioco d’azzardo. Ha richiamato la vasta platea di operatori attivi nel “sociale” (420 mila in oltre 14 mila servizi d’ispirazione cristiana), citando tra gli altri Tavole Amiche, Banco Alimentare, Banco Farmaceutico, Micro-crediti, Fondi anti-usura, Prestiti della speranza, Caritas Italiana. Sul tema dell’Ici ha detto che «la Chiesa non chiede trattamenti particolari, ma semplicemente di aver applicate a sé, per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit». Sull’impegno politico dei cattolici ha richiamato il ruolo di “Retinopera”, del “Progetto culturale”. Ha poi concluso ricordando «i gravi soprusi patiti da tanti fratelli di fede» in Nigeria, i missionari e catechisti uccisi in vari Paesi del mondo, le vittime della sciagura della nave Concordia, il centenario della nascita «del mai dimenticato Papa Giovanni Paolo I» e la beatificazione in aprile dell’economista Giuseppe Toniolo.

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