Le parole del cardinale William Wuerl, arcivescovo di Washington, relatore generale dell’assemblea sinodale

di Rita SALERNO

Sinodo vescovi

Riproporre Cristo a quanti, specie tra le giovani generazioni, ancora non hanno ben capito chi sia: è questa la vera sfida del Sinodo secondo il cardinale William Wuerl, arcivescovo di Washington e relatore generale dell’assemblea. Soprattutto, ha aggiunto il porporato (che nella sua riflessione introduttiva ha parlato di «tsunami della secolarizzazione»), occorre riposizionare e ricatturare l’identità dei cristiani. Wuerl, infatti, ha indicato nel materialismo, nel secolarismo e nell’individualismo i tre nodi di cui tenere conto nella comunicazione del messaggio cristiano.

Wuerl ha poi fatto riferimento alla famiglia come «modello-luogo della nuova evangelizzazione e della relative questioni sulla vita». «La famiglia – ha precisato – rappresenta il contesto naturale e normale per la trasmissione sia della fede, sia dei valori, ed è quella realtà a cui spesso si ritorna per avere sostegno durante tutta la vita». E ha poi aggiunto che «mentre la società contemporanea vuole sottovalutare e, a volte, ridicolizzare la vita della famiglia tradizionale, questa rimane però una realtà naturale e il primo elemento costitutivo della comunità». «La secolarizzazione – ha affermato ancora il Cardinale di Washington – ha modellato due generazioni di cattolici che non conoscono le preghiere fondamentali della Chiesa. Molti non percepiscono il valore della partecipazione alla messa, non ricevono il sacramento della penitenza e spesso hanno perso il senso del mistero o del trascendente come se avesse un significato reale e verificabile». Secondo Wuerl, tutto questo «ha fatto sì che una grande parte di fedeli fosse impreparata ad affrontare una cultura caratterizzata dal secolarismo, dal materialismo e dall’individualismo».

Nella sua “relazione prima della discussione”, letta davanti a Papa Benedetto XVI e ai 262 Padri sinodali di tutto il mondo, Wuerl ha anche sottolineato, riferendosi allo scandalopedofilia, che «in un modo tragico, poi, i peccati di pochi hanno incoraggiato una sfiducia in alcune strutture insite alla Chiesa stessa». Nella Chiesa, e in particolare nei cosiddetti Paesi del “primo mondo”, si ha a che fare «con una drastica riduzione della pratica della fede tra coloro che sono battezzati»: una situazione «che affonda le sue radici negli anni Settanta e Ottanta, nei quali «intere generazioni si sono dissociate dai sistemi di sostegno che facilitavano la trasmissione della fede».

Della stessa opinione il titolare del dicastero vaticano delle Comunicazioni sociali, monsignor Claudio Maria Celli, che ha ricordato che la Chiesa, con audacia e saggezza, deve proporre il messaggio cristiano ai giovani, traendo spunto dalla Evangelii nuntiandi di Papa Paolo VI. In sintonia con Wuerl, monsignor Celli ha sottolineato che «la vera sfida, oggi, è come entrare in sintonia con gli uomini e le donne della società attuale», sulla scorta degli insegnamenti conciliari. «L’atteggiamento – ha specificato Celli – è di profonda empatia da parte della Chiesa. Anzi, è tipica da mater et magistra, richiamando Giovanni XXIII. Ma con la consapevolezza di doversi proporre con un linguaggio percepibile da tutti, specie da parte dei giovani». Ed è per questo che, ha sottolineato il titolare del dicastero vaticano per le comunicazioni sociali, «guardo con speranza e fiducia al sinodo per la nuova evangelizzazione perché aiuti tutti noi a sognare».

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