«Vogliamo essere un’associazione “in uscita”, come chiede il Papa - spiega la neopresidente Silvia Landra -. Quindi convocheremo alcune sessioni del Consiglio non in sede, ma in luoghi significativi del territorio»

di Marta VALAGUSSA

Silvia Landra

Domenica 8 giugno verrà convocato il Consiglio diocesano di Azione cattolica ambrosiana. La notizia non sembrerebbe rilevante, dato che il Consiglio si riunisce con cadenza almeno mensile. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso.

Normalmente le riunioni si svolgono in Centro Diocesano, sede ufficiale dell’Azione cattolica ambrosiana in via S. Antonio 5, nel centro di Milano. Domenica prossima invece i membri del Consiglio diocesano si ritroveranno presso la Casa della carità a Crescenzago, perché, «chiamati a interpretare una Chiesa e un’Associazione in uscita, come si legge nel documento assembleare, accogliendo soprattutto l’invito rivoltoci da papa Francesco»: così Silvia Landra, neopresidente di Ac spiega le ragioni di questo cambiamento in corso. «Per questo triennio abbiamo pensato di convocare alcune sessioni del Consiglio non nella sede del Centro diocesano ma in alcuni luoghi del territorio, soprattutto dove si può condividere una testimonianza di vita associativa con un gruppo locale».

In particolare, domenica 8 giugno la seduta del Consiglio diocesano sarà più prolungata del solito e sarà dedicata alla programmazione dell’anno. «Vogliamo impostare il nuovo anno associativo in un luogo di Milano dove i più emarginati possono trovare una dimora affettiva e una cura particolare dei propri diritti di cittadinanza: condivideremo la Messa e il pasto con gli ospiti della Casa della carità e ci lasceremo interrogare dai rifugiati politici e dai profughi siriani, ultimi ospiti accolti in emergenza. Le proposte formative che proponiamo acquistano forza se incidono sull’interiorità, la nostra coscienza credente, e se ci richiamano a una dimensione ecclesiale dove si è attenti ad accogliere, a riconoscere i fragili, a lenire le ferite dell’altro, a gridare con le opere il nostro desiderio di giustizia. I più poveri provocano e insegnano».

Questa dunque la linea-guida della nuova presidenza. Una realizzazione concreta dell’invito che papa Francesco ha rivolto a tutta l’Associazione, durante l’udienza del 3 maggio scorso, dove il Pontefice ha invitato i soci di Ac a «rimanere» ancorati in Cristo, a «uscire» nelle periferie delle città e dell’esistenza umana, e a «gioire», perché chiamati a essere corresponsabili della missione della Chiesa.

Proprio nei primi giorni di maggio si è svolta a Roma la XV Assemblea nazionale di Azione cattolica, che da poco ha un nuovo presidente: Matteo Truffelli. Il Consiglio permanente della Cei lo ha scelto all’interno della terna di nomi che il Consiglio nazionale aveva indicato dopo la conclusione dell’Assemblea. Emiliano, 44 anni, Matteo Truffelli è sposato con Francesca Bizzi e vive a Parma, nella cui Università è docente di Storia delle Dottrine politiche. Delegato regionale di Azione cattolica per l’Emilia Romagna negli ultimi due trienni (dal 2008 al 2014), ha diretto l’Istituto per lo studio dei problemi politici e sociali “Vittorio Bachelet”, del cui Consiglio scientifico è attualmente membro.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi