Presentato il volume “La vita buona”, che raccoglie i dialoghi tra il cardinale Scola e l’inviato del “Corriere” Aldo Cazzullo “sulla Chiesa, la fede, l’amore, la vita e il suo senso”: numerosi gli spunti di riflessione

di Loris CANTARELLI

Presentazione 'La vita buona'

Se nel dibattito pubblico (e politico) italiano sono ormai patrimonio comune alcune parole-chiave come «meticciato di civiltà e culture» – in evidente presa di distanza da chi invoca il relativismo culturale, così come da chi rifiuta la già presente società multietnica – e «nuova laicità», lo si deve in gran parte alle interviste che Aldo Cazzullo, dal 2003 editorialista e inviato speciale del Corriere della sera, ha realizzato al cardinale Angelo Scola fin dalla vigilia della Festa del Redentore del 2005.

Nella ricorrenza religiosa più importante per la città di Venezia, che ricorda la fine della pestilenza del 1576, l’allora Patriarca della città iniziò infatti un ampio scambio di opinioni con il giornalista piemontese, su questioni tuttora brucianti per la vita sociale e personale: il ruolo della scuola, il rapporto tra la fede e la tecnoscienza (termine più completo e moderno rispetto al tradizionale e ormai limitato “scienza”), la famiglia, la difesa della vita dagli inizi al suo termine… in una visione che non penalizza i desideri, ma anzi esalta l’umanità e l’attrazione per il bello.

La crisi economica mondiale, l’amore e la morte, la politica e l’immigrazione, il ’68 e la scuola, la famiglia e il governo della Chiesa. Il rapporto tra Stato e Chiesa, tra scienza e dottrina, tra fede e ragione: stimolato dalle domande di Cazzullo, Scola offre alla riflessione condivisa i fondamenti di quella che chiama «vita buona» – la forma più alta di libertà, in cui il voler e il dover essere coincidono, titolo scelto quasi a contrappuntare diversi espressioni come quelle entrate nel linguaggio popolare grazie ad autori eterogenei come Federico Fellini, Luciano Bianciardi e Roberto Benigni – in una sorta di manifesto culturale del modo con cui la Chiesa di oggi vuole partecipare alla discussione e alle decisioni politiche.

Il dibattito

Al Teatro Dal Verme di Milano il giornalista e il Cardinale si sono ritrovati ieri sera davanti ad alcune riflessioni stimolate dalla lettura del volume La vita buona. Dialogo sulla chiesa, la fede, l’amore, la vita e il suo senso (Mondadori, 15 euro, 144 pagine), moderati da Roberto Righetto, caporedattore delle pagine culturali del quotidiano Avvenire e coordinatore del bimestrale Vita e pensiero dell’Università Cattolica di Milano. Hanno partecipato al dibattito il filosofo Silvano Petrosino, il fisico Ugo Amaldi e il sociologo Aldo Bonomi.

Petrosino ha notato positivamente l’abbondante uso nel libro del termine «antropologico» e l’accenno dell’aspetto iniziale del ’68, di sincera apertura alla libertà e vera ansia di felicità (poi sfociata in modo pressoché esclusivo in chiave di rivoluzione politica e sessuale). La notazione del cardinale Scola secondo cui la misurazione dei processi cerebrali non può spiegare tutti i fenomeni mentali (esiste anche l’anima!) ha spinto Amaldi a rilevare come in realtà la ricerca moderna sia tutt’altro che in contrasto con la fede, costituendo la base di conoscenza sotto cui il credente può leggere il substrato di un Dio che ama e realizza la sua opera creatrice… nonostante la stragrande maggioranza degli scienziati aderisca di fatto al pensiero di un «naturalismo biologico».

Dopo che Cazzullo ha riassunto i tre temi della modernità che animano il dibattito già ora e nell’immediato futuro (il rapporto con l’Islam, quello tra fede e potere, il dialogo con la tecnoscienza), Bonomi ha riportato il suo apprezzamento per un libro che riesce davvero a essere, «per citare Ernst Bloch, tra il non-più e il non-ancora», ben riassunto dal quadro Ritorno dal bosco di Giovanni Segantini scelto per la copertina, in una società perennemente in mezzo al guado, a maggior ragione a Milano, la Mediolanum mai come oggi «spugna anseatica» tra locale e globale (e il «meticciato» è messo giustamente in rapporto con il pluralismo della scuola).

Lo stesso cardinale Scola ha poi ringraziato e chiuso la serata, raccontando l’urgenza di dire la propria esperienza anche nel confronto con realtà diverse da «ignorante appassionato», perché «la cosa più bella dell’incontrarsi si chiama imparare».

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