In un’epoca in cui la convinzione religiosa viene sempre più relegata ai margini della vita, il convegno di studi della Facoltà Teologica (19 e 20 febbraio) ne ribadisce l’importanza “nei gesti e nelle parole”

di Bruno SEVESO
Ordinario di Teologia pastorale alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano

Facoltà Teologica

Nel mondo globale l’essere cristiani appare con sempre maggiore evidenza come uno dei profili secondo i quali donne e uomini possono vivere la propria esistenza. Altri stili di vita, ugualmente degni, improntati ad altre religioni o anche a nessuna religione, sono praticati nel mondo. L’“ateo felice” non è più una figura elitaria, realtà di pochi, ma atteggiamento diffuso di molti: la fede può essere relegata senza troppe perdite ai margini della vita. La disponibilità di modi diversi di vivere interpella i credenti. I cristiani s’interrogano sulla verità della loro fede e sulla sua necessità per una vita degna.

Nella vita sociale, in particolare, la fede fa sentire il suo peso. Essa rimarca differenze e tende a creare steccati, mentre il ricorso di tutti alla sola ragione, modernamente intesa, può assicurare condizioni di più agevole intesa fra le persone. La parola d’ordine della laicità risuona in continuazione e tende a ridimensionare la portata della fede cristiana nella convivenza civile: o, forse, chiede alla fede cristiana di ritrovare dimensioni più corrette.

La grande sensibilità moderna per la libertà del soggetto e per l’individualità delle scelte tende a ricondurre la fede all’intimità dell’individuo. Diventa la fede “a modo mio”, misurata sulle attese individuali e risolta nel sentire del momento. Non c’è posto per una sua regolamentazione dall’esterno, da parte della Chiesa. O, se qualche ruolo viene riconosciuto all’istituzione ecclesiastica, la sua percezione non è vincolante. Fede del singolo credente e fede della Chiesa non solo si differenziano in una dialettica feconda, ma sembrano prendere strade diverse: La Chiesa diventa “chiesa ufficiale”, a fronte della quale i soggetti si riservano il diritto di modellare la fede a modo proprio. Anche perché la fede è percepita come un sentimento. Non c’è bisogno pertanto di manifestazioni esteriori. Riti e altre prestazioni del genere sono catalogate come esteriorità: forse interessanti ed eventualmente opportune, ma certamente superflue e in ogni caso subordinate al sentire individuale.

La fede cristiana ripropone, ultimamente, la questione di Dio. Osa pronunciarne il nome e professare il suo intervento nella storia degli uomini e del mondo. Per il palato dell’uomo moderno tutto questo è indigesto. Non c’è bisogno di Dio affinché l’uomo possa realizzare se stesso: anzi, gli riesce meglio a prescindere dall’ipotesi Dio. Nella vita moderna Dio è una complicazione inutile. Non solo si può vivere “come se Dio non esistesse”, ma si vive bene proprio “perché Dio non esiste”. E l’invito autorevole ad avventurarsi nella vita “come se Dio esistesse” non sembra raccogliere favori estesi.

Non sono pochi, né di poco conto gli interrogativi che la fede cristiana solleva nel mondo. Per la verità, non si tratta di questioni inedite: per molti aspetti accompagnano la fede cristiana fin dal suo primo sorgere e sono note da tempo. Ma in ogni epoca questioni e interrogativi si ripresentano con rinnovata acutezza e chiedono rinnovata considerazione. Il Convegno di studio della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale in Milano di martedì 19 e mercoledì 20 febbraio li propone all’attenzione di quanti, credenti o non credenti, cercano una più attenta esplorazione dell’esperienza umana nel nostro tempo. L’occasione è rappresentata dall’Anno della fede, voluto dalla lungimiranza diBenedetto XVI. Accogliendo volentieri la raccomandazione del Papa, la riflessione teologica si sofferma sulla figura della fede cristiana nell’atto del suo darsi: “In gesti e in parole… La fede che passa all’atto”. Le derive cui la configurazione di fatto della fede appare soggetta nella quotidianità di vita dei cristiani urgono una messa a fuoco di punti di riferimento, affinché la vita cristiana continui a gustare la verità e la giustizia della condizione umana che si realizza nella fede, a vantaggio di tutti.

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