Il parroco don Francesco Cameroni presenta la visita del cardinale Scola, che coincide con il centenario della consacrazione della Basilica e l’anniversario della nascita di cinque scuole per l’infanzia

di Cristina CONTI

Don Francesco Cameroni

Sabato 12 ottobre il cardinale Angelo Scola si recherà in visita a Besana Brianza (Mb) e celebrerà la messa alle 17.30 nella parrocchia dei SS. Pietro, Marcellino ed Erasmo. Qui la visita pastorale coincide con il centenario della consacrazione della Basilica e con l’anniversario della nascita di cinque scuole per l’infanzia, una parrocchiale e le altre legate alle parrocchie, grazie all’interessamento dei parroci di allora.Abbiamo chiesto al parroco, don Francesco Cameroni, quali sono le iniziative presenti sul territorio e i problemi più rilevanti di questa realtà.

Dal 2007 siete diventati una Comunità pastorale. Cosa è cambiato?
Le sei parrocchie di Besana si sono unite ed è nato un nuovo cammino, con un particolare impulso alla missionarietà e all’evangelizzazione. Certo, non è stato facile e vivere in comunione è faticoso, ma stiamo imparando. Avere il Consiglio pastorale e quello per gli affari economici unici ci ha permesso di impostare una “Commissione pastorale” per ogni parrocchia, con un referente laico, per organizzare al meglio le attività. E poi come Comunità pastorale possiamo interagire più facilmente con l’amministrazione comunale.

Quali i problemi che dovete affrontare?
Sicuramente la crisi economica. La perdita di posti di lavoro si è sentita anche nel nostro territorio. E a questo si aggiunge la crescita dell’immigrazione. Molte famiglie italiane e straniere sono in difficoltà. La disoccupazione si sta facendo sentire soprattutto tra i giovani, prevalentemente tra chi ha un’istruzione scolastica breve, e questo produce una forte emarginazione anche a livello sociale. Molti ragazzi non sanno come gestire il tempo, non hanno nulla da fare. Chi invece ha un titolo di studi universitario, spesso trova lavoro all’estero: deve affrontare la difficoltà di inserirsi in un ambiente diverso, con lingua e abitudini differenti, e deve avere il coraggio di fare scelte difficili, come quella di non ritornare in Italia. Mi capita spesso di celebrare matrimoni di giovani che tornano qui solo per condividere questo momento con i genitori e la famiglia e poi ripartono per l’estero.

Quali dunque le nuove sfide educative?
Ci stiamo interrogando su quale possa essere la formazione più adatta per preparare i giovani al loro futuro. Stiamo cercando di attirarli in percorsi educativi in cui possano confrontarsi con l’altro da un punto di vista sia culturale, sia sociale e umano. Qui a Besana c’è molto volontariato: stimoliamo perciò i ragazzi a partecipare a queste attività in un’ottica di missionarietà ampia. In oratorio organizziamo spazi dove adolescenti e preadolescenti possano trovarsi tra loro e condividere attività sportive e culturali. Abbiamo poi gruppi missionari che permettono a chi lo desidera di fare esperienze all’estero. E un corpo musicale di buon livello.

E per gli adulti?
Un importante contributo per evangelizzare il territorio è il “Bollettino”, una pubblicazione che ci permette di diffondere eventi e iniziative. Abbiamo inoltre rivalorizzato le visite alle famiglie con il coinvolgimento di una sessantina di laici: così siamo più consapevoli della realtà delle persone che vivono qui e nascono anche nuove amicizie.

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