Nell’omelia del Pontificale nella festa della Natività di Maria il cardinale Scola ha condiviso con i fedeli il sogno di una comunità cristiana aperta al mondo. Un desiderio che trova spazio nella Lettera pastorale “Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano”

di Stefania CECCHETTI

pontificale anno pastorale 2013

È una Chiesa ambrosiana missionaria, aperta a 360 gradi ai diversi ambiti del mondo di oggi, quella che il cardinale Angelo Scola si augura in questo inizio di anno pastorale. Lo ha detto questa mattina, durante l’omelia del Solenne Pontificale nella festa della Natività di Maria, patrona della cattedrale, che quest’anno si è celebrata lunedì 9 settembre e non l’8, per via della priorità che la liturgia assegna alla domenica.

«In questa nuova epoca che si presenta carica di contraddizioni – ha detto il Cardinale -, ma che possiede anche l’affascinante carattere di una nuova avventura, la Chiesa ambrosiana intende mettersi al lavoro in tutti gli ambiti dell’umana esistenza, per edificare, con tutti gli uomini, a partire da una rinnovata vita di fede, un nuovo umanesimo generatore di pace e di vita buona. Per il bene della nostra amata città e non solo».

La celebrazione è stata, come di tradizione, l’occasione per presentare a clero e fedeli la Lettera pastorale che informerà il cammino della diocesi durante l’anno. Lettera che il Cardinale ha definito «un semplice strumento per approfondire anzitutto le numerose esperienze di nuova evangelizzazione già in atto nella nostra diocesi» e che va considerata come un gesto personale con cui il Vescovo parla direttamente a ciascun fedele.

Intitolata Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano, la Lettera nasce da un’idea dell’Arcivescovo condivisa con la diocesi, in un lungo cammino di comunione, iniziato con il Consiglio Episcopale dello scorso novembre e terminato con la due giorni decani del 2-3 settembre a Triuggio. Essa riflette l’esigenza di abbattere i muri in cui talvolta sembrano rifugiarsi i cristiani: «Non più bastioni da difendere, ma strade da percorrere incontro all’umano, ci siamo ripetuti in questi mesi», ha ricordato Scola. E ancora, citando un passo proprio dalla Lettera: «Non dobbiamo […] costruirci dei recinti separati in cui essere cristiani. È Cristo stesso a porre la sua Chiesa e i figli del Regno nel campo reale delle circostanze comuni a tutti gli uomini e a tutte le donne» (Il campo è il mondo 4,a).

Una risposta a questi timori arriva direttamente dalla liturgia odierna, che nel Vangelo presenta la figura i Giuseppe, il giusto (Mt 1, 18-23): «La pochezza della nostra fede – ha spiegato Scola -, lungi dall’essere un’obiezione alla nostra apertura a 360°, è condizione della sua verità. Non cerchiamo infatti la nostra gloria. Vogliamo, come dice il salmo, dare gloria al Suo nome, al nome di Colui che, “preso a servizio” dal Padre, ha trovato la sua gloria nell’impotente ignominia della croce».

Ma un incoraggiamento a spezzare i timori arriva anche dalla stessa figura di Maria, descritta mirabilmente da un versetto del Siracide citato a inizio omelia: «Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; in me ogni dono di vita e di verità, in me ogni speranza di vita e ogni virtù» (Lettura, Sir 24,18). Ha detto l’arcivescovo Scola: « Abituarci a pensare la Chiesa a partire da Maria è, sempre più, nel mondo di oggi una necessità. Ci aiuta a pensare la Chiesa in termini personali. Chi è la Chiesa? è la domanda che ci libera dalla prevalenza, spesso ottundente, del “fare” sul “contemplare”, entrambe dimensioni necessarie all’esistenza cristiana. Se il rapporto con la Chiesa non passa attraverso una convinta assunzione personale sarà impossibile “lavorare con entusiasmo per la salvezza dei fratelli a gloria del tuo nome” (Orazione dopo la preghiera universale). Senza questo entusiasmo, infatti, non si testimonia che la Chiesa, mai estranea, mai nemica, è espressione del “bell’amore” offerto a tutto l’uomo e a tutti gli uomini».

Questo monito è stato rivolto da Scola in particolare ai candidati al diaconato e al presbiterato presenti alla celebrazione. La festività di Maria Nascente è infatti, di consuetudine, anche l’occasione per celebrare il rito di ammissione agli Ordini sacri, meglio noto come “vestizione”. Diciassette seminaristi, che dal biennio teologico passano al quadriennio, sono stati chiamati dall’Arcivescovo e hanno risposto con voce tremante il loro «Eccomi», proprio come Maria, accompagnati dagli sguardi emozionati e orgogliosi dei familiari, seduti nelle prime file. Tra loro anche due diaconi permanenti che hanno iniziato oggi il proprio cammino verso il ministero.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi