Spesso siamo preoccupati dalle tecniche e dai linguaggi, anche giustamente, ma siamo meno attenti a tenere vivo il suo scopo fondamentale

di don Antonio COSTABILE
Responsabile del Servizio per la Catechesi

“Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa… C’è vera mentalità di fede, quando c’è capacità di comprendere e di interpretare tutte le cose secondo la pienezza del pensiero di Cristo” (da: n.38 e 39 del Documento Base: Il Rinnovamento della Catechesi).

È un brano impagabile questo testo del Documento Base della catechesi (Cei 1970) ancora di una profonda attualità e incisività. Noi spesso siamo preoccupati di molte tecniche e di diversi linguaggi della catechesi, anche giustamente, ma forse siamo meno attenti a tenere vivo il suo fine primo ed ultimo, il suo scopo fondamentale.

La catechesi per ogni età della vita e in particolare per le giovani generazioni ha lo scopo di introdurre all’incontro vivo e personale con Cristo, far crescere una ricca e intensa relazione con lui, far propri i pensieri, i sentimenti, lo stile di Gesù, lasciarsi conformare la mente, il cuore, la vita intera da Gesù, il Cristo.

Una delle catechesi più alte che Gesù stesso offre ai suoi discepoli la troviamo nell’Ultima cena quando si mette a lavare loro i piedi e poi spiega il senso del gesto compiuto: “Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: ‘Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi’”(Gv13,12-15).

La catechesi ha una dimensione veritativa, cognitiva della fede, che deve essere però coniugata insieme con la dimensione orientativa della vita perché quanto annunciato plasmi l’esistenza, interroghi i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre azioni, perché avvenga una conoscenza non solo intellettuale, ma, come si suol dire, “performativa”, un’accoglienza della Buona Notizia, della Parola di Dio che susciti l’adesione personale con tutto se stessi.

La consegna della fede nella catechesi (traditio) chiede un’accettazione personale (la receptio) e una risposta che interpella la vita del cristiano in un cammino di conversione continua (la redditio).

La fede è dono e suppone una comunità che se ne faccia mediatrice e testimone. La fede suppone un’accoglienza libera e la possibilità di essere coltivata con un atteggiamento attivo. La fede è feconda e prende forma nella carità, nel celebrare e nel servire.

Abbiamo evocato una pedagogia dell’introduzione alla vita cristiana propria del catecumenato, come metodologia tipica che nasce dall’ascolto della Parola e diviene risposta libera e personale al Signore Gesù nella comunità cristiana.

La catechesi nel suo compito performativo non può eludere i diversi aspetti pedagogici evocati. Non basta la comunicazione del messaggio, occorre interagire con chi ascolta la parola, accompagnare a che la parola interpelli la vita, possa risuonare come Buona Notizia, come Bella Notizia, Vangelo, e muova tutta la persona alla conversione e alla sequela di Gesù.

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