Si tratta dell’esperienza di vita fraterna proposta dall’Azione Cattolica a giovani che, tra studio o lavoro, vivono alcuni momenti di condivisione

di Marta VALAGUSSA

Casa Zaccheo

Casa Zaccheo compie dieci anni. Quei dodici giovani che hanno sperimentato un periodo di vita comunitaria nel 2003-2004 hanno aperto le porte di una casa divenuta nel tempo molto celebre tra i ragazzi di Azione cattolica, ma non solo.

Nata dalla profetica intuizione del cardinale Carlo Maria Martini negli ultimi anni del suo episcopato, Casa Zaccheo è nata per sperimentare concretamente e quotidianamente la vita comunitaria in uno stile di fraternità. Più di 200 giovani in questi dieci anni hanno varcato la soglia di questa casa in via Bergamini 10 a Milano (di fronte alla sede centrale dell’Università degli Studi) e hanno vissuto un tempo più o meno prolungato con altri coetanei.

La comunità, che può ospitare fino a otto giovani, rispetta la vita quotidiana di ciascuno negli impegni di studio o lavoro, ed è accompagnata nel cammino spirituale dall’assistente dei giovani di Azione cattolica, don Luca Ciotti. All’interno del gruppo è prevista la presenza di un giovane responsabile di Ac che aiuti gli altri ragazzi, anche dal punto di vista pratico e organizzativo, a vivere pienamente lo spirito dell’esperienza.

«Le persone con cui vivere non le scegli tu, ma ti capitano, con i loro pregi e i loro limiti», spiega Francesca. «Questa però è una ricchezza da spendere nella vita futura». Nella scansione della giornata e della settimana sono previsti alcuni momenti di condivisione, come la recita delle lodi e della compieta, il silenzio prima della cena, l’Eucaristia infrasettimanale e l’organizzazione di serate insieme, di carattere culturale o d’incontro con testimoni di vita, sfruttando le tante opportunità che la città di Milano offre.

«Tutta la giornata viene riportata nella preghiera serale, condividendo quanto vissuto durante il giorno», sottolinea Laura. Ogni gruppo, a partire dal progetto della comunità e dalle proprie esigenze, organizza i tempi secondo le necessità di tutti. «La condivisione è totale, ma totale davvero, cioè basata sull’essenziale: cibo, soldi, riposo, bagno… Ma in realtà alla fine dell’esperienza ti accorgi che l’Unico essenziale è proprio Dio», sostiene Jessica. L’obiettivo è quello di sperimentare un metodo per vivere il proprio essere cristiani nella quotidianità, acquisendo gli strumenti e lo stile per poter proseguire in questo modo anche una volta concluso il periodo a Casa Zaccheo.

Andrea spiega così la propria esperienza: «Da lavoratori abbiamo concentrato lo stare assieme nell’affanno della mattina e nella stanchezza delle sere, ma è proprio questa la quotidianità che vogliamo riempire di senso, rinnovandola con questi momenti in cui scegliamo di fermarci, di non andare con il pilota automatico, di interrogarci sulle nostre relazioni e gettare basi per crearne altre. Tra le mille convinzioni maturate in questa avventura ne sottolineo una: essere giovani ardenti, consapevoli di sé e del mondo, capaci di diffondere entusiasmo».

Per festeggiare i primi dieci anni di vita di Casa Zaccheo, sabato 10 maggio, a partire dalle 17 è stato organizzato un ritrovo per tutti gli ex «zaccheini»: così vengono chiamati i giovani che hanno vissuto l’esperienza di vita comune. Si celebrerà la Messa insieme e a seguire è prevista una cena in condivisione e la serata, ricca di riflessioni, video, testimonianze e divertimento.

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