Redazione

E’ assodato che l’area metropolitana milanese sia parte di una delle regioni più ricche e vitali d’Europa. Milano è stata per oltre un secolo uno dei centri dell’industria italiana; la grande industria ha plasmato lo stesso tessuto urbano, con l’insediamento delle sedi direzionali nel centro cittadino e la collocazione nelle periferie delle unità produttive. Negli ultimi decenni – lo si è evidenziato da più parti – Milano è diventata una società postfordista. E in effetti i cambiamenti sono profondi.

Mentre si conferma il ruolo di Milano quale centro direzionale e polo imprenditoriale, alla relativa diminuzione del peso del settore industriale ha fatto riscontro l’espansione del settore dei servizi, che presenta rilevanti caratteri di modernità e innovazione e funzioni privilegiate. Il ruolo di «capitale finanziaria» del Paese è confermato anche dall’articolazione capillare delle reti bancarie, dall’elevato grado di concorrenza e dall’ampia offerta di servizi finanziari, in specie per le imprese.

Milano si connota per una deindustrializzazione relativa, che contribuisce al mantenimento della competitività del sistema produttivo e non implica un declino assoluto irreversibile dell’industria; anzi, proprio la diversificazione del suo sistema economico ne rappresenta un notevole punto di forza e un elemento qualificante per il suo posizionamento nel mercato mondiale, accrescendo il suo indice di connettività con le economie di altre aree metropolitane globali ( Senn 2005).

L’apertura internazionale della provincia di Milano, misurata dalla somma di importazioni ed esportazioni in rapporto al Pil, è dell’ordine del 90% ed è decisamente superiore rispetto sia alla Lombardia (circa 75%) sia alla media nazionale (circa 45%).

In tale quadro si presenta positiva anche la situazione del mercato del lavoro. Milano risulta sostanzialmente in linea con gli obiettivi della Strategia Europea per l’Occupazione per il 2010 (un tasso di occupazione al 70% per l’intera popolazione e al 60% per la componente femminile); se si analizzano i trend degli ultimi dieci anni si verifica infatti come Milano registri valori superiori di almeno 6/7 punti percentuali rispetto a quanto registrato per l’Italia.

Certo non si può non rilevare che il mercato del lavoro milanese è contraddistinto da un elevato grado di mobilità, che ha agevolato la ricollocazione dell’occupazione da imprese e settori in declino ad aree a maggiore sviluppo, con il rischio però di estendere a una fascia crescente di lavoratori, anche dotati di elevate professionalità, il carattere discontinuo del lavoro (Zucchetti 2005°).

Rilevante si presenta il ruolo che la comunicazione ha giocato, nel corso degli anni, nel definire il volto della città; comunicazione che non è «riducibile a un insieme di comparti dell’industria culturale, tra loro separati seppure interagenti, ma costituisce piuttosto una “risorsa energetica” che attraversa come un flusso le reti lungo le quali si articolano diversi soggetti sociali».

E i soggetti sociali «possono agire sia da emittenti che da destinatari dei flussi comunicativi che attraversano la città, assumendo di volta in volta la configurazione di pubblico, di consumatori e di cittadini». L’area della comunicazione si presenta densa di cambiamenti innanzitutto per quanto riguarda la domanda di spettacolo, espressa ormai da una pluralità di pubblici: ampie aree, una volta adibite a uso industriale, riqualificate nel quadro della nuova economia dei servizi; ridefinizione della distribuzione cinematografica e differenziazione dell’offerta; segni di una crisi non contingente per strutture storiche dell’offerta spettacolare accanto a investimenti significativi per la ristrutturazione di altre strutture.

Se poi osserviamo Milano come configurazione di cittadini, il luogo comune che vuole il capoluogo lombardo «sede di ogni giornale» e «capitale dell’editoria e dell’informazione» trova ovvia conferma anche in questa svolta di inizio secolo, con emergenti segnali di novità legati, ad esempio alla free press, ma anche alla meno conosciuta tradizione delle testate di quartiere e di zona che raggiungono un segmento molto ampio di cittadini, e soprattutto all’ambito della produzione audiovisiva.

E guardando a Milano come target di consumatori, non v’è dubbio che chi vive o lavora a Milano costituisce il destinatario privilegiato anche di un flusso di comunicazioni a carattere commerciale che lo definiscono in quanto potenziale consumatore di beni e servizi messi a disposizione sul mercato, con innovazioni significative quali l’alto tasso di integrazione tra spazi pubblicitari, elementi di arredo urbano e la stessa esperienza urbana.

Non si tratta solo di ricordare la concentrazione sul territorio metropolitano della maggior parte delle grandi agenzie pubblicitarie, delle relative associazioni di categoria, delle sedi italiane di agenzie internazionali; si tratta, piuttosto, di rimarcare come la vocazione comunicativa di Milano rappresenti ancora una risorsa di crescita per il territorio, che vede la concentrazione di alcune attività fondamentali per interi comparti dell’industria della comunicazione nazionale e internazionale. (e.z.)

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