L’attenzione al «dramma» e al «senso di colpa» che spesso accompagna le donne che hanno vissuto l’esperienza dell’aborto, alle quali si rivolge «una parola di speranza e di incoraggiamento»

di monsignor Mario DELPINI
Vicario generale

donna che piange

Desidero rivolgere una parola di speranza e di incoraggiamento in modo particolare a coloro che si sono resi colpevoli di aborto. Le vicende drammatiche e le sofferenze che accompagnano le donne che percorrono la strada che le conduce all’aborto sono di una gravità tragica: il fatto che si copra tutto di silenzio e indifferenza e che si preferisca lasciare sole le donne segnate da questa ferita è motivo di tristezza per tutti e un segno troppo doloroso del declino di una civiltà Nella prospettiva cristiana l’aborto è un peccato grave, al quale è connessa la scomunica, e ne portano la responsabilità tutti coloro che vi partecipano e anche coloro che inducono le donne ad abortire con pressioni di vario genere. Le donne che hanno vissuto questo dramma sono spesso segnate per tutta la vita da un angoscioso senso di colpa. Ma vale anche per loro, come per tutti coloro che sono coinvolti, l’invito di san Paolo: lasciatevi riconciliare con Dio. Ricordo pertanto che la Chiesa desidera perdonare tutti coloro che sono veramente pentiti e che il Vescovo può attribuire facoltà di assoluzione dalla scomunica. E di fatto hanno questa facoltà tutti i preti che confessano in Duomo, i parroci, i rettori dei santuari e i superiori dei religiosi e tutti i presbiteri che la ottengano dall’Ordinario. Invoco la grazia di Dio per tutte le donne che desiderano il perdono e la pace e le invito a un itinerario di conversione e di speranza che rassereni il loro animo e offra la certezza di essere perdonate.

(tratto dalla lettera per la Quaresima 2013)

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