Costernazione generale per il 19enne selvaggiamente aggredito e ucciso domenica scorsa a Maidstone (Inghilterra). Il parroco don Luigi Bianchi: «La sua famiglia deve essere orgogliosa di lui, andato all'estero a cercare lavoro a 19 anni, quando tanti pensano solo a divertirsi»

di Marcello VILLANI

Joele Leotta

Sono sgomenti e addolorati gli abitanti di Nibionno, la località in provincia di Lecco di cui era originario Joele Leotta, il 19enne aggredito e ucciso domenica notte nel suo appartamento di Maidstone (Inghilterra), dove si era trasferito da un paio di settimane. Joele è rimasto vittima di una violenta aggressione da parte di alcuni giovani. Selvaggiamente picchiato anche il suo amico Alex Galbiati, che però, ricoverato in ospedale, fortunatamente ora sta meglio.

Cresciuto a Tabiago, Joele aveva frequentato l’asilo a Cibrone, le elementari a Nibionno e le scuole medie a Costa Masnaga. Dopo l’esame di maturità all’Istituto Gandhi di Villa Raverio, era partito per l’Inghilterra con Alex Galbiati: voleva imparare la lingua e aveva trovato lavoro come cameriere in un ristorante italiano, il “Vesuvius”, a Maidstone, a 50 chilometri da Londra. Al dolore dei genitori e del fratello hanno fatto corona decine di messaggi di cordoglio di amici e conoscenti sui social network, dove Joele è ricordato come «un ragazzo solare», con un sorriso che «non passava inosservato».

Don Luigi Bianchi – parroco di Tabiago di Nibionno da ben 28 anni – stava pensando alla festa patronale per i santi Simone e Giuda quando gli è giunta la tragica notizia dell’assassinio. La festa cadrà lunedì, ma la comunità di Tabiago era pronta a festeggiarla nel week-end. Tutto, però, è stato sospeso. Nessuno ha voglia di fare festa. «Soprattutto se ci sarà già qui il feretro del ragazzo cambieremo tutto il programma – osserva don Luigi -. Daremo precedenza a questo fatto doloroso, com’è giusto». Con le catechiste il parroco ha pensato a una veglia di preghiera: «Stavamo immaginando di fare una veglia con i giovani dell’età di Joele, sabato alle 21. Stasera decideremo…».

«Joele ha frequentato la parrocchia fino alla Cresima, poi non l’ho più visto – ricorda don Luigi -. La mamma e il fratello minore, che ora ha 15 anni, andavano a messa a Cibrone, visto che lei faceva la cuoca all’asilo locale. E qui a Tabiago Joele era amico di Alex Galbiati, che poi si era trasferito a Molteno. Non aveva molti amici qui anche perché, dopo la maturità, si era subito messo a fare piccoli lavoretti. Ai familiari mi sento di dire che devono essere orgogliosi di questo loro ragazzo che era andato in Inghilterra a cercare lavoro. Andare a cercare un’occupazione in un mondo dove tanti a 19 anni pensano solo a divertirsi deve far riflettere. Non tutti quelli della sua età avrebbero fatto questa scelta». Al parroco di Tabiago viene in mente il cardinale Martini: «Ci faceva osservare come Gesù si sia dato da fare e per questo sia stato crocifisso. Questo è il segno evidente che c’è il Demonio, come aveva detto il Cardinale una sua meditazione».

Due le considerazioni di don Luigi quando ha appreso la notizia: «Qualcuno dice che gli italiani sono violenti, ma la violenza non è propria del nostro Paese. La nostra Marina Militare, per esempio, va incontro agli immigrati, è una Marina-Croce Rossa. Ma quando manca Dio la violenza trionfa. A cominciare da quella verbale, dalle parole. Si parte dai bambini e si arriva ai grandi. L’Italia in questo senso è migliore di tanti altri Paesi…». Ancora non sa se i familiari di Joele vorranno un funerale religioso e se lo celebreranno a Tabiago: «Pensavo comunque di coinvolgere il vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla per dare solennità a questa eventualità». Joele se lo merita.

Quanto alle indagini sull’accaduto, la polizia inglese ha fermato nove persone, due delle quali sono poi state rilasciate su cauzione. In carcere rimangono sette sospetti tra i 21 e i 30 anni. Secondo le prime indagini, i due italiani sarebbero stati aggrediti perché “rubavano il lavoro” ai loro coetanei britannici. Ma non si escludono altre piste, dallo scambio di persona al tentativo di rapina degenerato in tragedia.

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