Il cardinale Angelo Scola ha celebrato la Messa a Cinisello Balsamo incontrando i residenti (per il 60% di origine straniera) del quartiere Crocetta

di Filippo MAGNI

 Cinisello Balsamo

È un’accoglienza "festosa e commovente" quella dei ragazzi del quartiere Crocetta di Cinisello Balsamo. La definisce così il cardinale Angelo Scola, che su invito della parrocchia San Pietro Martire, sabato 8 novembre, sceglie di percorrere le vie del rione prima di celebrare l’Eucaristia.

Un agglomerato di palazzi e sensi unici accanto a viale Fulvio Testi in cui il 60% degli abitanti, si stima, proviene dall’estero. Crocetta, ricorda l’Arcivescovo citando la relazione che gli ha consegnato il parroco don Alberto Beretta, "è nato e si è sviluppato intorno alla doppia immigrazione". Dal meridione negli anni ’60, da fuori Italia negli ultimi 15. "Per questo – prosegue – assume un peso di grandissimo rilievo nella generazione della nuova Milano". Quella che "stiamo costruendo tutti", precisa, e che "non può vivere di soli italiani". Tema caro a Scola: gli dedicherà una parte del prossimo discorso alla città in programma per Sant’Ambrogio.

L’Arcivescovo parla in un’aula della scuola secondaria di primo grado Anna Frank. Davanti al vicario mons. Piero Cresseri, a docenti, genitori, dirigente, alunni e sindaco. "Era più semplice e scontato invitarla in centro – afferma la prima cittadina Siria Trezzi rivolta a Scola -. Ma abbiamo voluto che incontrasse questo quartiere storico che ha cambiato la vita di Cinisello, ospitando nuovi cittadini che hanno contribuito a fare della città ciò che è adesso. Passando da dormitorio dell’hinterland a città con i suoi valori e in crescita culturale".

È evidente che una zona in cui l’immigrazione dall’estero è stata così rapida e stravolgente viva difficoltà sociali e che la convivenza non sia sempre semplice. Addirittura "comprendendo la rabbia di fronte a certe situazioni – ammette il cardinale -. L’importante è non coltivarla, non trasformarla in un’ideologia rigida, ma chiedere a chi di dovere che faccia giustizia fino in fondo".

Evitando chiusure perché, prosegue, "non bisogna avere paura delle paure. Si devono affrontare insieme dialogando, parlandosi. Anche, come accade qui, grazie a tante istituzioni che fanno da tramite". Soprattutto in classe, aggiunge l’arcivescovo: "La nuova Milano si fa a scuola. La paura si vince conoscendosi, incontrandosi, affermando diritti e doveri". La "speranza fiduciosa e sicura" del futuro multietnico, garantisce guardando i ragazzi seduti davanti a lui, "è consentita dai volti di questi studenti. Superiamo anche le fatiche, le incomprensioni e le ingiustizie lottando perché tutto si trasformi e renda Milano più vera, viva, giovane, capace di creatività. Sentitevi attori del cambiamento della città".

Riflessioni che l’arcivescovo di Milano riprende anche durante l’omelia della Santa Messa. Celebrata in quella alta chiesa in cemento armato che è impossibile non notare, piantata al centro della strada al bivio di via Stalingrado.

Raccomandando all’assemblea, ispirato dalla festa di Cristo Re, di "ritrovare con l’amore di Dio, ogni giorno, il senso della vita con la preghiera e la ricchezza della vita parrocchiale". Sono parole che intendono "stimolarvi – aggiunge – ad accettare la fatica personale, ecclesiale e sociale di questa nuova realtà che costruite nel quartiere per il bene di tutti". Con una nota sorprendente. Secondo la parrocchia, negli ultimi anni, la frequentazione della Messa è in aumento. "È un bel miracolo – commenta Scola -: dovete esserne orgogliosi. È un frutto bello forse anche della mescolanza di popoli".

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