In vista delle prossime iscrizioni, i vescovi italiani insistono sull’importanza dell’ora di religione

di Alberto CAMPOLEONI

Ora di religione

Come tutti gli anni in questo periodo, in vista delle prossime iscrizioni scolastiche, la presidenza della Conferenza episcopale italiana propone un messaggio che insiste in particolare sull’importanza e l’opportunità di scegliere l’insegnamento della religione cattolica (Irc).

Non è, in verità, un appuntamento solo formale. Piuttosto, ogni anno, risulta l’occasione per riproporre il significato di una proposta educativa che si colloca validamente nella scuola di tutti e che, ogni anno, si misura con le esigenze che emergono dalla scuola, dagli allievi e dalle famiglie. Così è vero che l’Irc è una materia definita una volta per tutte dal Nuovo Concordato del 1984 e dalle norme conseguenti e, nello stesso tempo, è altrettanto vero che in questi anni non ha mai smesso di rinnovarsi, cercando di stare al passo non solo con le trasformazioni scolastiche, ma anzitutto, diremmo, con lo “spirito del tempo”. E il messaggio può sottolineare a ragione che attraverso l’Irc passa l’impegno «a fare della scuola uno spazio educativo autentico per le nuove generazioni, un luogo di formazione alla pacifica convivenza tra i popoli e di confronto rispettoso, sotto la guida di veri maestri e di convinti educatori».

In questi anni, durante i quali la nostra scuola è stata attraversata da riforme e cambiamenti rapidi, non sempre coerenti, l’Irc e i suoi insegnanti non si sono limitati a “navigare” in un mare mosso, badando a restare a galla. Piuttosto hanno tracciato precise rotte educative, vuoi con la riflessione continua sulla materia scolastica, vuoi con la formazione permanente degli insegnanti, perseguita sia a livello locale che nazionale. In particolare la riflessione sul compito educativo scolastico, sul «contributo originale e specifico» dell’Irc è stata ed è tuttora al centro dell’attenzione. Misurandosi con le esigenze via via sempre più forti del confronto con la dimensione storica, del dialogo interreligioso e interculturale, della collaborazione educativa “plurale”.

Tanti sforzi, sostenuti da passione e convinzione e anche dall’apprezzamento mostrato dalle famiglie e dagli studenti italiani che continuano a scegliere l’Irc in maniera grandemente maggioritaria, nonostante le problematiche diverse che s’intrecciano sulla tematica delle scelte – per esempio, le difficoltà delle secondarie superiori all’alternativa inesistente – e che pongono questioni a tutta la scuola e non solo all’Irc. In questo scenario, come scrive la presidenza Cei, «nel cuore di una formazione istituzionalizzata come quella della scuola, in continuità con la famiglia e in preparazione alla vita sociale e professionale», l’Irc, proposto a tutti e nella scuola di tutti, resta «un valore aggiunto a cui vi invitiamo a guardare con fiducia, qualunque sia il vostro credo e la vostra estrazione culturale». Ha ragioni storiche e valenza educativa, per questo «è di fatto capace di proporsi come significativa risorsa di orientamento per tutti e d’intercettare il radicale bisogno di apertura a dimensioni che vanno oltre i limiti dell’esperienza puramente materiale».

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