Il vicario episcopale monsignor Piero Cresseri presenta l’incontro dei sacerdoti della Zona VII con l’Arcivescovo sui temi della Lettera pastorale e sottolinea l’impegno dei presbiteri a visitare più volte le famiglie del territorio

di Francesca LOZITO

Monsignor Piero Cresseri

La Zona pastorale VII (Sesto San Giovanni) ospiterà l’ultimo incontro tra l’Arcivescovo e i sacerdoti del territorio sui temi della Lettera «Il campo è il mondo». L’appuntamento è per la mattinata di giovedì 14 novembre a Cologno Monzese, presso il teatro San Marco. La VII è anche la più piccola tra le Zone pastorali. Il vicario episcopale è monsignor Piero Cresseri.

Che caratteristiche ha la Zona VII?
È appunto la più piccola delle sette, ma con una altissima densità di popolazione. C’è una forte presenza di ceto popolare, medio basso: in alcune parrocchie di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo gli immigrati sono più numerosi rispetto alla gente originaria del posto (in una parrocchia, in particolare, si arriva al 60% di immigrati). Un aspetto interessante, se si pensa al tema della Lettera pastorale. A questo proposito un parroco – ma probabilmente anche altri hanno recepito questa proposta – ha raccolto il mio invito di dedicare questi primi tre mesi dell’anno pastorale solo ed esclusivamente alla visita delle famiglie, anche più volte nel periodo, finché non si riesca a incontrare tutti i membri della famiglia. Questo vuol dire andare fin nelle periferie, anche negli angoli più nascosti. E prestare attenzione agli ultimi.

Come ha riflettuto in questi mesi la comunità cristiana della vostra zona su «Il campo è il mondo»?
La Lettera è stata diffusa capillarmente in tutte le parrocchie: i sacerdoti non solo l’hanno regalata ai collaboratori più stretti, ma in ogni messa domenicale hanno richiamato l’importanza di averne una copia in ogni famiglia, e di leggerla insieme. I preti si sono preparati sulla Lettera pastorale leggendola personalmente, poi ne hanno approfondito la conoscenza anche a livello di Consiglio pastorale, parrocchiale e decanale. Diversi parroci l’hanno letta insieme ai loro collaboratori, impegnati nell’ambito Caritas, nelle attività del catechismo, oppure in oratorio.

Quali attese per l’incontro con l’Arcivescovo?
Innanzitutto i preti hanno pregato perché questo incontro annuale riesca nel migliore dei modi. È un momento atteso e desiderato dai sacerdoti e dai diaconi. La preghiera e la riflessione è stata personale, ma anche negli incontri decanali (per alcuni a cadenza settimanale), con un confronto molto serrato e profondo. Hanno poi anche preparato domande e riflessioni che sono desiderosi di porgere all’Arcivescovo. Tre le domande che sono state scelte per iniziare: un decano rifletterà sugli affetti, un altro sacerdote sulla pluriformità nell’unità, il terzo – un vicario parrocchiale che ha una forte esperienza d’oratorio – chiederà come la parrocchia vive la festa.

E allora, in un territorio come la vostra Zona, i testimoni di cui parla la Lettera dove stanno?
Beh, i primi sono i preti, perché siamo noi che dobbiamo dare l’esempio, con la nostra dedizione. Se questa c’è, poi suscita una corrispondenza da parte delle persone.

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