L’esperienza di don Luigi Redaelli, parroco a Mariano Comense (Co), nel Decanato di Cantù, dove il 30 ottobre farà tappa la visita pastorale del cardinale Scola

di Cristina CONTI

Don Luigi Redaelli

Vivere in modo concreto il Vangelo e aiutare gli altri a fare lo stesso. Essere prete oggi significa soprattutto tradurre in scelte concrete e quotidiane la carità e la misericordia di cui parla Gesù. «Questa per me è la quarta esperienza di ministero. Essere in una comunità pastorale è un’opportunità non indifferente, perché permette di investire nelle relazioni, sia con gli altri preti che con i laici», spiega don Luigi Redaelli, parroco a Mariano Comense (Co).

La Comunità pastorale di San Francesco d’Assisi, il nome è stato scelto dagli stessi fedeli, è nata il 4 ottobre 2010 ed è formata in tutto da sei sacerdoti. «Due hanno più di 75 anni ed è importante valorizzarli, fare in modo cioè che continuino ad avere una parte attiva all’interno nella vita comunitaria, che non si sentano messi da parte. Per questo ci sono momenti condivisi quotidiani e settimanali, dal pranzo alla preghiera: perché è nelle cose semplici che si costruisce davvero una comunità», aggiunge don Redaelli.

E poi il rapporto imprescindibile con i laici, che si impegnano quotidianamente in tante attività per aiutare i più bisognosi e per venire incontro alle esigenze pastorali. Nella Comunità San Francesco di Assisi, una segreteria funziona anche come centro d’ascolto, mentre l’associazione “Tantum Aurora” è operativa nel volontariato con 50 soci e 90 volontari. «Nella vita pastorale di ogni giorno mi piace molto riprendere il Concilio, come un ideale che si traduce in scelte concrete – sottolinea don Redaelli -. In particolare l’immagine della bussola: dove il Nord è rappresentato da Cristo, la stella polare, che però ci obbliga anche a guardare in altre direzioni, l’est è dove nasce il sole, e dunque il primato della Grazia di Dio e della Parola, il sud indica le zone calde, quelle che Papa Francesco chiama le “periferie” del mondo, mentre l’ovest è dove il sole tramonta, la sera, il momento in cui ciascuno di noi sperimenta i limiti e le fatiche quotidiane, segno di speranza per il Regno di Dio non ancora realizzato».

Testimonianza, speranza, ma anche misericordia e carità. Tante sono le sfaccettature dell’impegno cristiano nella realtà concreta in cui si vive e si opera. Per venire incontro alle esigenze di tutti sono stati costituiti nella Comunità Pastorale due punti di riferimento: si è ristrutturato uno stabile per ospitare i servizi caritativi del territorio (da quelli di prossimità alimentare, al guardaroba, dal laboratorio di sartoria solidale, all’accompagnamento degli anziani) ed è stato inaugurato un luogo educativo, “Il cortile di San Francesco”, dedicato alla preghiera, al confronto e al dialogo. «Gli aiuti si devono dare, ma devono essere un segno di speranza che permetta poi alle persone di camminare con le proprie gambe. Sono in profonda sintonia con quello che dice il Papa: bisogna rendersi conto delle diverse situazioni con gli occhi, prendersene cura con il cuore, ma poi serve la mano che deve arrivare alle opere», conclude don Redaelli.

 

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