Intervista ITALIANI, TURISTI NON PER CASO C'è un settore del turismo nel Bel Paese che non subisce flessioni, ma che anzi e' in continua crescita: quello culturale verso i centri d'arte, soprattutto quelli "minori". Parla il presidente del Touring Club Italiano, Roberto Ruozi


Redazione

C’è un settore del turismo nel Bel Paese
che non subisce flessioni, ma che anzi
e’ in continua crescita:
quello culturale verso i centri d’arte,
soprattutto quelli "minori".

di Luca Frigerio

L’Italia custodisce il cinquanta per cento del patrimonio culturale mondiale… Quante volte ci è capitato di sentire una simile affermazione? Tante, probabilmente. Una stima che fa sorridere, e qualche volta arrabbiare, gli “addetti ai lavori” per la sua genericità, e che tuttavia ha il pregio di rendere almeno l’idea di una realtà vasta e multiforme , e proprio per questo sfuggente: l’enorme quantità di monumenti e opere d’arte diffusa in ogni angolo del Bel Paese, anche il più sperduto. Una cosa che ci riempie di italico orgoglio…

Ma quanto si fa, poi, in concreto per la tutela e la valorizzazione di tutta questa ricchezza? Quanto interessa agli italiani stessi conoscere e promuovere il proprio patrimonio storico, artistico, religioso o tradizionale? Ne abbiamo parlato con Roberto Ruozi, attuale presidente del Touring Club Italiano, già rettore dell’Università Bocconi di Milano.

Professor Ruozi, dal suo “osservatorio” come vede la situazione del turismo culturale in Italia?
In modo positivo, senza dubbio. C’è una continua crescita, al punto che il turismo culturale nel nostro Paese ha raggiunto ormai un fatturato simile a quello del turismo balneare, che da sempre rappresenta il “vertice” del nostro business turistico.

E questo per quali ragioni?
Innanzitutto perché l’offerta di “mete culturali”, negli anni, è nettamente aumentata. Poi è migliorata l’informazione. Ma soprattutto è diversa la curiosità della gente, che vuole conoscere, vuole scoprire posti e cose nuove. Una volta era normale andare in vacanza nello stesso luogo, per anni, per decenni perfino. Oggi non c’è più questa tendenza “abitudinaria”. Anzi, quello del “turismo fai da te” verso le città d’arte, magari anche soltanto per un week-end, è un fenomeno in grande espansione. Un turismo di prossimità che può contare su molte attrattive e che si sposa anche con sacrosante esigenze di “economicità”. Davvero una risorsa importante.

Insomma, turisti non per caso, gli italiani…
Direi proprio di no. È la dimostrazione che in Italia c’è sempre più attenzione per il proprio patrimonio culturale. Merito anche di una graduale “sprovincializzazione”, per cui finalmente si è capito che non è vero che l’erba del vicino sia sempre più verde… Ma grazie anche alle scuole, ad esempio, che con una didattica spesso basata su ricerche e studi sul patrimonio locale hanno fatto riscoprire a tanti giovani italiani il gusto per la propria storia.

Ma le nostre città si stanno attrezzando per queste “nuove” forme di turismo?
Direi di sì, ma soprattutto le realtà più piccole. Paesi, molte volte, che non hanno mai avuto una grande rilevanza turistica e che oggi, invece, ritrovano nella bellezza paesaggistica, o monumentale, o archeologica del proprio territorio un motivo di riscatto o di crescita.

Crescita?
Sì, perché là dove si sono avviati processi di valorizzazione di beni culturali spesso si sono formate anche localizzazioni urbane più “decenti”, si sono avviate attività eno-gastronomiche, si sono riprese tradizioni artigianali che rischiavano di andare perdute. Tutto questo è davvero molto positivo.

L’intervista continua.
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