Redazione

Monsignor Betori denuncia la cultura dominante e mette in guardia l’uomo di oggi dal rischio di diventare schiavo dei ritmi ciclici del tempo.

di Paolo Sartor

Con la solenne apertura di sabato 21 maggio, che ha visto l’accoglienza del cardinale Camillo Ruini, inviato speciale del Papa, è iniziato il XXIV Congresso eucaristico nazionale di Bari (21–29 maggio 2005). Della celebrazione, che si è tenuta in piazza Libertà, nel cuore del capoluogo pugliese, hanno già dato conto i quotidiani di domenica. Oggi, lunedì, ha invece preso avvio la programmazione degli eventi congressuali che si svolgono soprattutto nei padiglioni della Fiera del Levante. In particolare, segnaliamo la relazione tenuta da monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, sul tema «La Domenica giorno della festa». Il vescovo si è intrattenuto anzitutto sulla risorsa di significato che costruisce la domenica per la cultura contemporanea e in particolare ha richiamato la denuncia del relativismo pronunciata da papa Benedetto XVI.

«Il ritorno al paganesimo, che è tratto non secondario della cultura dominante in Occidente – ha spiegato Betori -, spinge verso una concezione ciclica del tempo che appartiene al pensiero antico. In essa l’uomo, schiavo della natura, si fa adoratore delle sue stagioni e scandisce la propria vita secondo i suoi ritmi. Ponendo un “in principio” – quello della creazione, che demolisce ogni scenario mitologico – e indicando un eschaton – quello del compimento definitivo, verso cui chiede di indirizzare la speranza –, la rivelazione ebraico-cristiana ha fatto uscire l’uomo dalla ripetitività omologante dei giorni tutti eguali, donandogli una dignità assoluta e un significato ultimo».

Il segretario generale della Cei ha poi mostrato che la domenica può essere considerata «festa della luce», e quindi giorno che illumina i giorni dell’uomo. Con questa caratterizzazione, la festa cristiana viene a costituire un aiuto validissimo per dare senso al tempo nel segno della gratuità. Essa è «trasfigurazione del tempo mediante l’amore», tempo di gratuità incentrato sul dono dell’Eucaristia, fermento di trasformazione della vita. Si tratta dunque di rieducare la vita a partire dalla domenica, festa dell’uomo: «Ogni domenica – ha concluso mons. Betori – ci è data la facoltà di attingere anche noi la verità sulla nostra vita di uomini e donne del nostro tempo, così che ogni desiderio del nostro cuore possa riassumersi nell’invocazione che è il senso di tutto: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).

Hanno fatto corona alla relazione di Betori alcuni incontri pomeridiani. Gli ambiti trattati sono stati quello della bellezza («Quale bellezza salverà il mondo?», con Gianfranco Dioguardi, Raffaele Nigro, suor Gloria Riva e padre Marco Ivan Rupnik; quello del rapporto tra tempo ed eternità, con Lorenzo Ornaghi, Luca Diotallevi e Tonino Cantelmi; quello dello sport («Lo sport accoglie, orienta ed educa alla festa» ), con Edio Costantini, Sandra e Bruno Pizzul. Tra gli intervenuti, suor Maria Gloria, del Monastero delle Adoratrici Perpetue di Monza, ha ricevuto un permesso straordinario per partecipare al Congresso e offrire la propria testimonianza. «Viviamo nella società delle immagini – ha detto – ma non sappiamo comunicare. Uscendo dal convento ho visto gente che non sorride e non si saluta. Si è persa la capacità di contemplazione del Santissimo Sacramento, ma anche la missione di operare attivamente nella vita di tutti i giorni».

Abbiamo incontrato un altro ambrosiano – anche se ormai prestato alla Chiesa italiana – durante l’animazione pomeridiana per i ragazzi coordinata dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei. Si tratta di don Claudio Nora, assistente generale dell’Azione Cattolica ragazzi. Gli abbiamo chiesto come vede il rapporto tra la domenica e i ragazzi dal suo osservatorio che è ben più ampio di quello della diocesi di Milano e riguarda anche Chiese nelle quali non esiste, per esempio, la tradizione dell’oratorio festivo. «Mi ha molto colpito, qualche tempo fa, la risposta di una ragazzo in occasione di una nostra inchiesta: diceva che la domenica è un giorno diverso dagli altri perché si può stare con i genitori. Questo significa che ormai, in molti contesti, la domenica al massimo riesce a essere il giorno della famiglia».

D’altra parte «è sempre ammirevole – continua Nora – la grande generosità con cui molte comunità cristiane, educatori e realtà associative siano preoccupati di introdurre all’Eucaristia nel giorno del Signore con dedizione e competenza. Non è un caso che in molte parrocchie ormai non ci si limita alla messa festiva, ma si propongono domeniche capaci di unire alla celebrazione la condivisione gioiosa e fraterna». In conclusione, non ha senso porsi il problema astratto del rapporto tra Messa e ragazzi: piuttosto «i ragazzi devono poter contare su comunità in cui si celebra bene. Se così avviene, i più giovani faranno magari fatica a vivere il rito, ma il contesto educativo globale li aiuterà a scoprire la bellezza dell’Eucaristia».

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