Redazione

Per rispondere alle sfide della secolarizzazione i cristiani sono chiamati in Europa a percorrere insieme e con maggior convinzione alcuni sentieri. E’ l’indicazione emersa all’incontro ecumenico tenutosi dal 15 al 18 febbraio scorsi a Wittenberg, città di Martin Lutero, in preparazione alla terza assemblea ecumenica europea che si terrà a Sibiu dal 4 al 9 settembre. Ce ne parla mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee.

di mons. Aldo Giordano

Il primo di questi sentieri è quello di conoscere, approfondire e vivere il cristianesimo. Anche l’interessante dibattito di questi tempi sulle radici cristiane del nostro continente per il preambolo del trattato per una Costituzione dell’Unione europea, ha indicato dolorosamente quanto il cristianesimo sia poco conosciuto in Europa nella sua vera essenza. Circolano molte maschere del cristianesimo. Perché non c’è stato consenso a citare Dio o il cristianesimo? Alcuni hanno pensato a una questione di privilegi, quasi ci fosse una torta da dividerci; alcuni hanno ritenuto che citare il cristianesimo sarebbe stato un torto alle altre religioni, specie all’Islam; altri che sarebbe stato un pericolo per la laicità… altri hanno difeso la tesi che la religione è un fatto esclusivamente privato. Ma è mancata una riflessione su cosa sia veramente il cristianesimo.

Un secondo sentiero è quello di prendere sul serio la riconciliazione fra i cristiani. E’ innegabile, infatti, che proprio la divisone tra i cristiani è una delle radici della secolarizzazione. Il fatto che siano addirittura scoppiate guerre di religioni, in nome del Vangelo, ha quasi costretto la cultura ad allontanarsi da una diretta ispirazione cristiana per esplorare altre vie. Anche pensatori credenti, che sono all’origine della modernità, come Cartesio, Grozio, Kant hanno dovuto riferirsi altrove dal Vangelo, ad una ragione autonoma, per trovare un punto di riferimento comune e accettato per fondare la filosofia, il diritto e una pace perpetua. Come l’Europa può ritrovare Dio se i cristiani testimoniano la divisione? Il processo di unità dei cristiani è la responsabilità di rispondere alla preghiera di Cristo: «Perché tutti siano una sola cosa». Ritrovare in terra l’unità tra i cristiani che già esiste in Dio è la risposta vera alla secolarizzazione.

E, infine, il terzo sentiero: affrontare insieme il tema della secolarizzazione. Dopo la caduta del muro nell’89, le Chiese dell’oriente europeo si trovano confrontate in modo nuovo con la cultura moderna occidentale e la realtà della secolarizzazione. In genere esse si esprimono criticamente verso questa cultura e temono questo incontro. Alle volte questa critica riguarda anche le comunità cristiane dell’occidente che si sarebbero adeguate alla deriva secolarizzata e relativista. L’augurio è che il “pellegrinaggio” di riconciliazione della terza assemblea ecumenica europea sia un contributo significativo per affrontare oggi, insieme, la realtà della secolarizzazione.

C’è qualcosa da imparare reciprocamente. In occidente abbiamo i nostri fallimenti nei confronti della secolarizzazione, ma abbiamo anche esperienze riuscite di come si possa vivere il Vangelo in questo contesto culturale. Il senso della tradizione, dei valori e della spiritualità, tipico dell’est è invece un dono prezioso per l’occidente. Se le Chiese riusciranno insieme a far vedere come il Vangelo è in grado di dialogare con ogni cultura, anche con quella occidentale, ed ha la forza di "convertire" ogni cultura, crolleranno molte paure.

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