«Nessuno ci ha preso a giornata». La parabola dei lavoratori della vigna, è oggi, a fronte della crisi, un testo quanto mai attuale. Riunirsi anche per invocare Dio perché si lavori per vivere e non il contrario

di Walter MAGNONI

operai

«In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi» (Ef 6,18).

Appare difficile, anzi è impossibile, comprendere se è in aumento o in diminuzione la preghiera della gente. Una cosa è certa: ci sono ancora uomini e donne che sentono l’importanza del riunirsi a pregare. Oltre alla cosiddetta preghiera personale, dove si cerca d’istituire un dialogo col Signore, esiste nella prassi dei cristiani un ritrovarsi insieme per pregare. La celebrazione eucaristica rimane fonte e culmine della vita cristiana, momento centrale nel quale ci si riunisce come fratelli, figli di un unico Padre.

La fede ha sempre avuto bisogno di un contesto comunitario che l’alimenti e dove gli uni gli altri si sostengono reciprocamente. In ogni caso la preghiera ha un’accezione comunitaria dove non ci si sente soli ma si percepisce la presenza di fratelli nella fede, dentro la comunione con l’unica Chiesa voluta da Gesù Cristo. Una delle forme più belle della preghiera è precisamente quella d’intercessione che si apre agli estremi confini della terra. Si affidano al Padre, che tutto conosce, volti e situazioni nella certezza che l’azione di Dio tutto può.

Tra le realtà del mondo per cui volgere la propria invocazione al Dio creatore vi è anche quella del lavoro. Quest’ultima non è soltanto un’attività che serve per vivere, ma è anche luogo di senso per ogni persona. È per tale ragione che la mancanza di lavoro genera facilmente vergogna e disistima. Ecco allora che già si può intuire il senso del riunirsi da tutte le parrocchie della Diocesi in un solo luogo – che quest’anno sarà la Basilica di Sant’Ambrogio – per pregare per il lavoro insieme al cardinale Scola.

Come tutti ricorderanno, nella parabola dei lavoratori della vigna il padrone, quando esce a cercare nuovi operai verso le cinque del pomeriggio, ne vede alcuni che se ne stanno lì a fare nulla e li interroga: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Questi gli rispondono: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli dice loro: «Andate anche voi nella vigna».

Sarà proprio a partire da questa pagina di Vangelo che ci riuniremo nella prossima Veglia per il Lavoro. Un testo quanto mai attuale, che evoca in noi le storie di tanti uomini e donne che oggi, nelle nostre città, malgrado i tanti curriculum vitae inviati, non ottengono risposte o solo dinieghi alla ricerca di un lavoro dignitoso che consenta loro di vivere.

Ritengo che il pregare per il lavoro oggi sia più urgente che in altre stagioni della storia, proprio a fronte della situazione di crisi e travaglio che è sotto gli occhi di tutti. Si potranno anche rivedere gli schemi con cui svolgere questo momento diocesano ma resta il valore insostituibile del riunirsi per fare silenzio e invocare il Dio di Gesù Cristo perché si lavori per vivere e non il contrario e affinché attraverso l’opera delle proprie mani e del proprio ingegno si faccia crescere il bene comune.

Dalla preghiera nasce la speranza e anche la fiducia nell’immaginazione dell’uomo che ispirato dal Creatore possa trovare nuove vie di occupazione.

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