La testimonianza della giovane volontaria varesina che, nell’ultimo anno, ha collaborato alla realizzazione di una scuola materna per bambini di strada a Butare

di Claudia COLOMBO

Progetto Indàbo

Quegli occhi che ti guardano, che ti sorridono, che non si staccano mai da te sono qualcosa di indimenticabile. Volti, storie, sguardi, mani, piedi.. È quanto mi porto nel cuore dalla mia esperienza di questo ultimo anno trascorso tra l’Italia e il Ruanda.

Solo qualche mese fa, a ottobre, iniziavo a raccontare del Progetto Indàbo ad amici e conoscenti, man mano diventati sempre più numerosi. Era un “progetto”, appunto. Qualcosa da pianificare, da realizzare, un sogno, un’idea. Mai avrei pensato che questo sogno si potesse avverare e concretizzare così rapidamente e con tale “successo”.

In pochi mesi, grazie a numerosi benefattori – i primi dei quali sono stati i miei amici più cari, i loro genitori e i parenti -, abbiamo raccolto fondi a sufficienza per poter ristrutturare la casa che il Comune di Butare (seconda città del Ruanda) aveva messo a disposizione della Comunità Servi di Maria del Cuore di Gesù per potervi realizzare il Progetto Indàbo: una scuola materna per bambini di strada, molti dei quali figli di prostitute, tutti accomunati dalle misere condizioni di vita. Così un vecchio edificio, abbandonato dai tempi del terribile genocidio del 1994, ha ripreso vita e colore ed è diventato un casa che ora accoglie 85 bambini dai 2 ai 6 anni.

Il 19 febbraio abbiamo aperto i battenti, per poi inaugurare ufficialmente la scuola del Progetto Indàbo il 24 maggio (festa di Maria Ausiliatrice, quale migliore auspicio?) alla presenza delle autorità civili e religiose. Questi 85 bambini, che fino a qualche mese fa mangiavano una volta ogni due giorni, erano sporchi e polverosi di fame e miseria, trascorrendo tutto il giorno per strada e al mercato, oggi sono letteralmente trasformati! Dovreste vederli… Dovreste sentire le loro voci felici e squillanti quando al mattino ti salutano correndoti incontro e urlando di gioia… Dovreste ammirarli quando, a soli 3 anni, danzano le loro danze tradizionali, si avvicinano a te e toccano il tuo viso incuriositi dal colore chiaro della tua pelle… Emozioni uniche, che non possono che suscitare commozione e gratitudine.

In questi mesi ho imparato che non sono loro ad aver bisogno di me, ma sono io ad aver bisogno di loro. Non sono io che aiuto loro, ma sono loro che aiutano me. Non loro sono i poveri, i miseri: misera sono io, quando vivo indifferente al grido del mio fratello.

Continuo a stupirmi della Provvidenza, che non ci ha mai abbandonati e ci ha permesso di realizzare il progetto grazie a tanti cuori che si sono aperti e si sono sentiti toccare dalle miserie di questi piccoli. Ringrazio tutti gli amici che ci hanno aiutato in questi mesi, per aver voluto credere in questo sogno e per aver donato con gioia, poco o tanto non importa. E ringrazio Dio perché mi ha donato la grazia di poter vedere questi fiorellini sbocciare in tutto il profumo della loro bellezza!

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