Grande partecipazione all’incontro del 13 aprile. Il vescovo Lafranconi:
«Le famiglie sono alla prova ma non sono sole»

di Cristina TROMBETTI

corale

Ha aperto le manifestazioni per il 50° anniversario de “La Nostra Famiglia” l’incontro “Il carisma nel cuore de ‘La Nostra Famiglia’ e la croce”, che si è tenuto il 13 aprile presso la sede di Bosisio Parini, con una grande partecipazione e la presenza di monsignor Dante Lafranconi, Vescovo di Cremona. Gli interventi sono stati accompagnati dagli splendidi intermezzi musicali a cura della corale San Pietro al Monte di Civate. Al termine delle riflessioni si è svolta l’inaugurazione della mostra fotografica “50 anni di bene fatto bene”, allestita nella hall del settimo padiglione.

Ha introdotto i lavori Carla Andreotti, direttore centrale del Settore “Sviluppo e formazione”, che ha spiegato la scelta del tema con due immagini tratte dal libro “Don Luigi ci parla: frammenti e riflessioni per i più intimi”. Per il beato don Luigi Monza i più intimi erano le “Piccole Apostole della Carità” o le persone che stavano facendo un cammino di discernimento per la loro vocazione. Oggi i più intimi sono coloro che si interessano a “La Nostra Famiglia”, non solo come opera che eroga dei servizi, ma «come luogo che esprime dei valori». La seconda immagine è tratta dal Vangelo: Gesù attorniato dalle folle, dai discepoli e dalle donne, che sono state le prime a dare l’annuncio della sua Risurrezione: «Noi oggi siamo come il gruppo ristretto che è attratto non solo da “La Nostra Famiglia” come opera, ma dal cuore de “La Nostra Famiglia”, dove c’è il carisma di don Luigi».

Ma come sono messe alla prova le famiglie con un figlio con disabilità? «Scegliendo di accogliere la vita con la stessa disponibilità con cui l’hanno cercata – riflette mons. Dante Lafranconi, Vescovo di Cremona -. Le famiglie sono alla prova anche per quanto riguarda l’investimento della speranza, che è cosa ben diversa dal sogno. Questo infatti riguarda futuri immaginati straordinari, mentre la speranza nasce dalla constatazione della realtà, è la libertà della persona che si misura con i lati positivi del reale ma anche con i suoi risvolti di sofferenza. In questo senso la croce svela l’amore autentico, che sa reggere alla prova. Ho imparato da queste famiglie che ogni persona provata ha bisogno di entrare in un circuito di solidarietà: qui diremmo “una famiglia di famiglie”».

«Non ci si salva da soli, la croce è lo strumento di Dio per salvare il mondo – sottolinea padre Luigi Mezzadri, docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e Postulatore della Causa di canonizzazione del beato don Luigi Monza -. Don Luigi l’aveva capito e per questo aveva scelto una Chiesa capace di andare verso le periferie del cuore. Ci ha richiamati ad essere custodi teneri e ha dato una straordinaria carica di fede alle “Piccole Apostole della Carità”. Lui ha dato il “la”, la sinfonia l’hanno poi composta coloro che l’hanno seguito».

Ed è una sinfonia che si compone ogni giorno: «Da qui sono passate tante croci ma anche tante resurrezioni – riflette Domenico Galbiati, presidente della Commissione per la Ricerca dell’Istituto scientifico Medea -. Ogni bambino si è conquistato sul campo quel pezzo di speranza che la vita gli aveva tolto. Viviamo ogni giorno la peculiarità della riabilitazione, che comporta una comunità di destino tra il piccolo paziente e chi opera: occorre non solo curare ma anche prendere per mano e accompagnare».

«Nonostante i cambiamenti di questi 50 anni, “La Nostra Famiglia” è rimasta un luogo, una casa, una famiglia: lo spirito delle origini è rimasto vivo»: sono le parole di Giuseppina Pignatelli, responsabile generale dell’Istituto secolare delle “Piccole Apostole della Carità”. «Rimangono impresse nel nostro cuore le parole del fondatore: Ognuno senta viva la responsabilità di questi bimbi davanti a Dio e il compito che si assume lo porti a termine, con amore e con sacrificio».

«I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza»: con le parole di Dietrich Bonhoeffer, padre Angelo Cupini, responsabile della “Casa sul pozzo”, ha concluso l’incontro. «“La Nostra Famiglia” – continua Cupini – è uno spazio dove si generano trasformazioni importanti di storie di sconfitta che diventano luoghi di fecondità. Il vostro è magistero della presenza, qui accogliete sfide perché le croci diventino segni di una rigenerazione complessiva».

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