Alle 10.30 nella Basilica di Sant'Ambrogio l'Arcivescovo presiede la celebrazione nella quale Laura Barlusconi, Suora di Santa Marcellina, professa i Voti perpetui: ecco una sua testimonianza. In allegato il sussidio liturgico

sr Laura Barlusconi
Suor Laura Barlusconi

Sabato 1 settembre, alle 10.30, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, presiede la solenne celebrazione eucaristica per la professione dei Voti perpetui da parte di Laura Barlusconi, Suora di Santa Marcellina, che professa per sempre i consigli evangelici davanti alla Comunità cristiana diocesana. La celebrazione ha per titolo «Con legami di bontà, con vincoli d’amore (Os 11,4)». Di seguito una testimonianza di suor Laura sulla sua vocazione, in allegato il sussidio liturgico della celebrazione.

«Perché è bello essere una suora»

«È bello essere una suora?». La domanda giunge improvvisa e inaspettata, come spesso accade con i bambini. Abbiamo appena terminato la ricreazione del dopo pranzo e, ancora col fiatone per le tante corse in giardino, stiamo camminando insieme lungo il corridoio della scuola, diretti verso l’aula dei compiti pomeridiani. Ma adesso il mio piccolo interlocutore, Lino, 7 anni, si è fermato e mi guarda fisso fisso: mi colpisce la solennità composta con la quale aspetta da me una risposta che sembra considerare assai importante. Così mi fermo anch’io e, un po’ commossa (questi momenti sono squarci di Cielo), guardo intensamente nel profondo dei suoi occhi vivaci; poi annuisco pian piano, gli sorrido e gli sussurro semplicemente: «Sì!». Allora anche Lino sorride: è soddisfatto. Si volta ed entra saltellando in classe.

Sono convinta che questo bambino abbia intuito e sentito vibrare, nel “sì” che gli ho detto, tutta la gratuità e la bellezza del dono del Signore, che è davvero stupendo. Se ripenso al mio cammino vocazionale, vedo con chiarezza, ma anche con sempre rinnovato stupore, che con Dio si tratta di ricevere: Lui mi ha amata “a sorpresa”, eppure con tanta familiare semplicità, Lui mi è venuto incontro con forza e dolcezza, Lui mi ha parlato con «voce di silenzio sottile» (1Re 19,12) nella concretezza delle mie giornate, Lui mi ha gioiosamente “spiazzata”, Lui mi ha portata e mi porta dove non avrei mai immaginato, Lui mi conosce fino in fondo. Perciò, la parola che sento affiorare dal cuore nel ripercorrere la mia storia con Gesù è anzitutto un grande “grazie”: grazie per le gioie e per le difficoltà, perché «tutto concorre al bene per coloro che amano Dio» (Rm 8,28); grazie per la mia famiglia, da cui ho imparato la dedizione dell’amore; grazie per i miei amici, sia quelli con cui ho sperimentato la grazia di una fede condivisa, sia quelli che non sono cristiani e che pure mi hanno insegnato tanto sul Signore; grazie per la mia parrocchia d’origine, quella di Guanzate, dove è sbocciata la mia vocazione; grazie per don Mauro, il mio padre spirituale, che mi ha guidata con bontà e sapienza nel corrispondere alla chiamata del Signore; grazie per le mie consorelle Marcelline, tra le quali Dio mi ha preparato una casa, e specialmente per quelle che hanno seguito da vicino i miei primi passi a Milano, negli anni del Postulandato e del Noviziato, ad Arona, negli inizi della mia consacrazione e, adesso, nella mia cara comunità di Lecce; grazie infine, soprattutto, per i ragazzi e i bambini come Lino, nei quali ogni giorno il Signore ci affida la cosa più preziosa per il Suo cuore, affinché stiamo loro accanto accompagnandone maternamente la crescita attraverso l’«istruzione chiara della mente» e la «coltura del cuore», come voleva il nostro fondatore, il beato sacerdote ambrosiano don Luigi Biraghi, uomo di Dio.

Adesso sono ormai alla vigilia di questo nuovo inizio segnato dai voti perpetui: al Signore, che mi vuole unire a Sé più intimamente «con legami di bontà, con vincoli d’amore» (Os 11,4), sto per dire un “sì” in cui raccoglierò e consegnerò tutta me stessa, appoggiandomi saldamente sulla Sua fedeltà, che è per sempre. Con l’avvicinarsi del momento della Professione, comprendo sempre meglio che il dono non è solo per me, ma per tanti, per tutti… È come se il Signore mi dicesse: «Allarga lo spazio della tua tenda» (Is 54,2). E il desiderio è proprio questo: essere con-sorte di Gesù, s p a z i o per Lui, così che non tanto le mie parole, ma tutta la mia vita, nella sua fragilità (piccola, ma abitata da un Tesoro), comunichi ai fratelli questo messaggio: «Guarda che Dio c’è e ti vuole bene!». Come un dito puntato verso l’Alto, verso l’Essenziale. Come la trasparenza dello sguardo del Padre che si posa con tenerezza su ciascuno dei suoi figli e crede tenacemente in lui. Ed ecco allora che il mio cuore canta e non può che confermare con gioia: «È bello essere per Te, Signore!». Sì, è proprio bello essere una suora.

Suor Laura Barlusconi


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