Dopo una prima esperienza in Africa, Emanuele e Silvia Crestani sono ora impegnati in Sudamerica, dove hanno portato tutta la famiglia e dove stanno per tornare dopo alcuni giorni trascorsi in Italia

di Luisa BOVE

Famiglia Crestani

Non è bastata a Emanuele e Silvia Crestani l’esperienza missionaria col Pime in Africa dal 2006 al 2009, insieme alla loro prima figlia. E così nel giugno 2013 hanno rifatto le valigie per una nuova destinazione, il Perù, con la famiglia nel frattempo diventata più numerosa: Miriam (che ora ha 7 anni), Chiara (5) e le gemelle Martina e Camilla (3). In questo periodo sono tornati a casa a Monguzzo, vicino a Erba: ripartiranno mercoledì. Inutile dire il dispiacere dei nonni quando hanno saputo della loro partenza per una nuova avventura con tutte le nipoti, «ma ci riteniamo fortunati perché non ci hanno mai ostacolato nelle nostre scelte», assicura Emanuele.

Ora vivono a Huacho, nella parrocchia Senor de la Resurreccion Barranca, dove collaborano con don Alberto Bruzzolo, fidei donum dal 2007. «Ci sono anche due preti peruviani e l’idea è di crescere in una corresponsabilità tra sacerdoti e laici nella gestione della parrocchia e nella comunione tra le due Chiese».

Una scelta coraggiosa quella della famiglia Crestani, sostenuta da grandi motivazioni. «Volevamo offrire come opportunità educativa alle nostre figlie un’esperienza missionaria attraverso l’approccio a una cultura diversa e alla povertà – dice Emanuele -. Crediamo molto a questi valori educativi, oltre che all’annuncio del Vangelo». Certo l’impatto per le bambine, soprattutto all’inizio, non è stato «semplicissimo», anche perché «viviamo in una città e non siamo abituati ad ambienti caotici e con tanta gente. Senza contare la difficoltà della lingua. Ma dopo tre mesi la situazione si è sbloccata: le bambine hanno imparato bene il castigliano e hanno conosciuto tanti amici, che frequentano a casa e nei villaggi (puebliti)». È lì che Emanuele e Silvia svolgono il loro servizio pastorale: «Organizziamo doposcuola in città, a Barranca, e anche in due villaggi nelle campagne. Andiamo tutti insieme, anche con le nostre figlie, perché sono luoghi a misura di bambino e con spazi aperti: lì sperimentiamo la differenza e i valori della gratuità e della solidarietà anche tra bambini».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi