La proposta di don Ambrogio Cortesi, già “fidei donum” ambrosiano per nove anni in Perù, da giugno a Castiglione Olona (Varese). Ha partecipato all'incontro dell'Arcivescovo coi missionari

di Luisa BOVE

don ambrogio cortesi

Don Ambrogio Cortesi è tra gli ultimi fidei donum rientrati in Italia. Dopo 9 anni di intenso lavoro in Perù è tornato a casa a gennaio e dal 4 giugno è parroco a Castiglione Olona, nel Varesotto. Ha partecipato anche lui all’incontro dell’Arcivescovo con i missionari. A fine gennaio aveva potuto scambiare un saluto veloce col cardinale Scola in occasione di una celebrazione per la consacrazione dell’altare a Gorla Minore. Ma ora ha avuto la possibilità di un incontro diretto.

«Da quando sono tornato a casa, nei mesi scorsi ho potuto ripensare alla mia esperienza e mi sono detto: quando avrò l’occasione di parlare ai miei superiori c’è un’idea che devo portare – spiega don Ambrogio -. È una cosa che ho imparato in Perù, non dalla Chiesa, ma dalla società civile. Noi abbiamo la riconciliazione, che è un sacramento straordinario; però si ferma all’interiorità della persona, mentre nella Chiesa ci sarebbe bisogno di creare anche il ministero della “conciliazione”. Ma nelle nostre comunità infatti, e non solo in missione, molto spesso si soffre per incomprensioni e divergenze, non abbiamo strumenti che ci aiutino ad affrontarle. Penso al parroco che non va d’accordo con il coadiutore o a divisioni nel gruppo catechisti; ma basta guardare anche alle situazioni delle famiglie quando si dividono o vivono incomprensioni…».

«Il ministero della conciliazione lo intendo così – continua don Ambrogio -. Un mediatore che si siede tra le due persone in contrasto per ascoltarle, aiutarle a dialogare e a confrontarsi. In Perù esiste una sorta di giudice di pace, ma una figura così manca nella Chiesa. Ci ho pensato seriamente ed è una proposta che porterò con molta vivacità, ma anzitutto ho voglia di provarla personalmente».

Negli anni di missione don Ambrogio ha vissuto «il metodo dell’incarnazione», che è quello che ti permette «di entrare nel luogo dove sei, di conoscere con umiltà, di scoprire un mondo nuovo». Il primo annuncio del Vangelo in Perù risale a qualche secolo fa, «ma c’è sempre la necessità di evangelizzare». Per il nostro fidei donum è stato bello «scoprire un cristianesimo vissuto con modalità diverse e una cultura differente». «Questo da una parte ci permette di valorizzare le nostre radici, di accorgerci di aver vissuto in diocesi un’esperienza di Chiesa straordinariamente viva, ricchezze che cogli di più quando mancano… Dall’altra significa mettersi al passo con la gente, non giudicare dall’alto e imparare anche da loro a vivere il cristianesimo».

E ora, come parroco a Castiglione Olona, quale sarà lo stile di don Ambrogio? «Quello della cordialità, positività e attenzione alla persona», assicura. «Non ho l’idea di un grande progetto pastorale, ma di mettermi come pastore in relazione con le persone. Ma questo non è un tesoro da scoprire solo in missione, perché ci sono tanti preti che me ne danno esempio in Italia. Dal punto di vista pastorale però è ciò che sento in questo momento».

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