Il 55% lo fa per convinzione personale, il 32% per avere il Green pass, oltre la metà si informa con il passa parola tra connazionali. Gualzetti: «Moltiplicare gli sforzi per raggiungere tutti»

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Gli irregolari si stanno vaccinando. Eliminato il “baco” nel sistema di prenotazione regionale che impediva agli stranieri senza permesso di soggiorno di prenotare la dose del siero anti Covid 19, anche gli immigrati presenti sul nostro territorio, ma ufficialmente inesistenti, scelgono di proteggersi dal virus utilizzando i preparati a disposizione di tutti gli altri cittadini. A spingerli a farlo sono prima di tutto motivazioni personali. Il Green Pass, soprattutto dall’approvazione del decreto legge che lo rende obbligatorio, è stato un incentivo importante, ma secondario. Decisivo è il passa parola all’interno della comunità di appartenenza. Ansie e paure sono diffuse, tuttavia prevalgono solo fra i più emarginati.

È quanto emerge da un report realizzato dallo sportello Servizio Accoglienza Immigrati (Sai) e dall’osservazione sul campo dell’unità di strada Avenida, entrambi servizi promossi da Caritas Ambrosiana e coinvolti nella campagna di immunizzazione.

La situazione in regione

La Lombardia è stata una delle regioni in Italia che ha permesso agli stranieri sprovvisti di tessera sanitaria di prenotare il vaccino, superando gli ostacoli burocratici che di fatto escludevano dalla campagna di immunizzazione gli stranieri senza permesso di soggiorno. Grazie a un intervento sul programma di gestione delle prenotazioni, da metà luglio hanno potuto finalmente accedere al portale della Regione alla pari degli altri cittadini anche gli irregolari (che fossero in possesso del solo codice STP “Straniero Temporaneamente Presente” o che avessero solo il passaporto) e gli immigrati che hanno fatto domanda di regolarizzazione approfittando dell’ultima sanatoria e avevano quindi una tessera sanitaria provvisoria e il codice univoco.

L’attività del Sai

Da allora a oggi, quindi per un periodo di poco più di due mesi, gli operatori del Sai hanno offerto assistenza nella procedura online di prenotazione a 103 persone che hanno così potuto sopporsi alla somministrazione nei diversi centri vaccinali presenti a Milano e nel territorio regionale. A chiedere assistenza sono state poco di più le donne (52%) che gli uomini (48%), prevalentemente irregolari (54%), o con un permesso di soggiorno in corso di regolarizzazione attraverso la “Procedura di Emersione” (30%) o scaduto e non ancora rinnovato (13%), in minima parte anche comunitari (3%).

Di queste persone il 55% ha dichiarato di volersi sottoporre al vaccino perché lo ritiene il modo migliore per proteggere se stessi e gli altri dal contagio e per questa ragione, appena ha saputo di averne diritto, ha cercato il modo di ottenerlo. Il 32% ha invece detto di aver scelto il vaccino perché aveva bisogno del Green Pass per lavorare o per spostarsi. Mentre il restante 13% non ha dichiarato alcuna motivazione.

Significative anche le modalità con cui gli irregolari sono stati raggiunti dalla campagna: oltre la metà, il 59%, dice di aver saputo della possibilità del vaccino attraverso il passa parola all’interno della propria comunità di appartenenza, mentre il 24% attraverso i servizi sul territorio e il 17% su internet.

Un segnale incoraggiante

«Rispetto alla popolazione irregolare stimata a Milano, i casi che si sono rivolti a noi sono una minima parte – osserva Pedro di Iorio, responsabile del SAI -. Tuttavia sono anche un segnale incoraggiante. Da quando è stata data la possibilità a questi cittadini di fare il vaccino, senza alcuna azione particolare di promozione, le richieste di assistenza si sono moltiplicate. Inoltre è positivo che dai colloqui non emerga una preclusione particolare nei confronti del vaccino. In particolare le colf e badanti ucraine e peruviane che, pur senza documenti, sono più integrate di altri migranti irregolari, sono per esempio tendenzialmente favorevoli. Alcune di loro poi sono state spinte a immunizzarsi spesso dai loro stessi datori di lavoro, vale a dire i familiari degli anziani che assistono, evidentemente preoccupati di proteggere dal contagio i loro cari, che sono anche soggetti deboli. Al contrario, gli immigrati irregolari di origine africana che vivono tra loro, condividono stanze e appartamenti con i loro stessi connazionali, sembrano meno interessati, forse più diffidenti. Tra l’altro, poiché costoro svolgono attività informali, non sono incentivati all’utilizzo del Green Pass. Quindi sarà necessario trovare altre modalità per sensibilizzarli».

Coinvolti gli operatori

Proprio per convincere anche i più emarginati della necessità del vaccino, Caritas Ambrosiana ha coinvolto nella campagna di immunizzazione gli operatori che lavorano nei servizi più esposti sulla frontiera del disagio: dai dormitori notturni, come il Rifugio Caritas presso la Stazione Centrale di Milano, alle unità mobili, come Avenida, che due notti alla settimana, incontra le donne e i trans che si prostituiscono sulle strade di Milano.

«La maggior parte delle persone che incontriamo sulla strada è costituita da donne che provengono dall’Est Europa. In genere sono molto diffidenti nei confronti del vaccino, nonostante siano soggetti particolarmente esposti al contagio per il tipo di vita che conducono – osserva Nadia Folli di Avenida-. Prevale la paura legata alla disinformazione. Molte riportano fake news apprese sui social. Ma, grazie al lavoro di questi mesi, qualcuna si è convinta e quando ha messo in giro la voce che davamo assistenza, sono venute a cercarci anche persone che non avevamo mai visto prima».

«Questa pandemia ci ha insegnato che o ci si salva tutti insieme o nessun potrà dirsi al sicuro – sostiene Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Per questo ci siamo impegnati, con il sostegno di importanti partner come l’Istituto Auxologico Italiano, nella diffusione di tamponi gratuiti a persone senza tetto o gravemente emarginate. Ora che finalmente, come chiedevano da tempo, è stata offerta la possibilità anche agli irregolari di accedere al vaccino, stiamo collaborando con le istituzioni sanitarie per allargare la campagna di immunizzazione anche a questi cittadini che vivono in una condizione di particolare vulnerabilità sociale e non possono in nessun modo essere dimenticati per la tutela della salute loro e tutta la collettività».

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