L'intervento dell'Arcivescovo al termine della solenne celebrazione diocesana del Corpus Domini al quartiere Gallaratese, dove trent’anni fa Giovanni Paolo II concluse il Congresso eucaristico nazionale. Oltre 5 mila i presenti

di Francesca LOZITO

Corpus Domini

Nello stesso luogo da cui Giovanni Paolo II guardò alle periferie di Milano, la chiesa di Maria Regina Pacis, dove Papa Wojtyla concluse nel 1983 il Congresso eucaristico nazionale. Sceglie il Gallaratese, quartiere a nord ovest di Milano, il cardinale Angelo Scola, per la celebrazione eucaristica del Corpus Domini: prima ai Santi Martiri Anauniensi e poi, appunto, in processione alla Regina Pacis. La serata è fredda, non sembra proprio la fine di maggio. Ma sono circa cinquemila i fedeli che hanno deciso di stringersi attorno all’Arcivescovo e di raccogliersi in preghiera.

Al termine della processione Scola ricorda come il camminare sia un gesto «che evoca il più semplice e fondamentale mistero umano: il mistero del nostro esistere come un viaggio che a nessuno è dato di disertare. Nella fede che si manifesta nel gesto pubblico della processione l’ansia e talora l’angoscia che deriva dal non conoscere la meta, o addirittura dal negarla, è vinta. Non solo sappiamo dove – o meglio da Chi – andiamo, ma abbiamo il viatico per il nostro cammino».

Un cammino fatto qui e ora, nella vita di ogni giorno e nei passi dell’uomo contemporaneo: «In Gesù, infatti – ricorda ancora l’Arcivescovo -, Dio si fa vicino a noi e resta con noi per sempre. Nella celebrazione eucaristica cui si connette la preziosa pratica dell’Adorazione riceviamo il dono della presenza reale e stabile di Gesù lungo la storia della famiglia umana. L’amore di Dio in Cristo Gesù ci precede e ci aspetta sempre, come non si stanca di ripetere Papa Francesco».

E il volto dell’uomo di oggi questa sera è quello di tanti uomini e donne che qui, alla periferia della metropoli, vivono le ansie e le fatiche e talvolta anche le solitudini del quotidiano. L’azione pastorale delle parrocchie viene riconosciuta dall’Arcivescovo come fondamentale per la crescita di un luogo: «Abbiamo scelto di fare la processione in questo importante quartiere di Milano – spiega Scola – per far memoria del Beato Giovanni Paolo II che qui celebrò la Messa conclusiva del XX Congresso eucaristico nazionale. Come sappiamo era presente un’altra Beata, Madre Teresa di Calcutta. Da quel momento il Gallaratese ha subìto un imponente sviluppo anche grazie all’azione delle sue parrocchie: da agglomerato è diventato quartiere vitale».
Infine, il cardinale Scola invita anche ai fedeli del Gallaratese ad abbracciare la nuova proposta pastorale annunciata durante l’assemblea del clero: «Chiediamo – afferma ancora – a Gesù Sacramentato che dalla processione di questa sera scaturisca per il quartiere e per tutta la Diocesi l’assunzione consapevole del compito indicato dalla proposta pastorale Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano. Prenderà avvio il 9 settembre prossimo e ci vedrà impegnati nell’annuncio di Cristo Evangelo dell’umano». Ovvero di ogni persona, in ogni ambito della sua vita, che – conclude Scola citando proprio il Beato Giovanni Paolo II nell’omelia pronunciata proprio a Milano nel 1983 – «viene inscritta, mediante l’Eucaristia, nel mistero del Dio vivente».

E congedando i presenti l’arcivescovo ha voluto sottolineare in particolare il significato della processione eucaristica come segno di amore. Per questo si è rivolto in particolare ai giovani ed ha chiesto a genitori e nonni di accompagnarli nella scelta vocazionale di matrimonio o consacrazione sempre con lo stile dell’educazione all’amore.
 

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