Nell’enciclica l’idea di una «cassetta per gli attrezzi» per costruire una comunità universale frutto di processi di inclusione, accoglienza e riconoscimento, anziché di esclusione

di Luca BRESSAN Vicario episcopale per la Cultura, missione e azione sociale

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Monsignor Luca Bressan

Il confronto con il poderoso testo di papa Francesco (286 paragrafi per complessive 240 pagine) trova il suo senso profondo e l’energia motivante nella intenzione espressa da subito: questa enciclica ci è stata consegnata perché i cristiani e più ancora il mondo intero ritrovino il «bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura» (FT 8). La riflessione di papa Francesco ci si offre come un compendio, ovvero una raccolta ragionata dei temi e degli strumenti che sono necessari al mondo di oggi per superare l’abitudine al fatalismo e alla cinica rassegnazione (FT 30) che spegne la nostra immaginazione: viviamo male, ma fare diversamente sarebbe impensabile, come ci insegna il predominio del paradigma tecnocratico (FT 166). «E’ apparsa evidente l’incapacità di agire insieme» (FT 7).

Da qui l’idea geniale di uno strumentario – una cassetta degli attrezzi – che in otto capitoli molto diversi tra loro per genere letterario, ma accomunati dalla medesima intenzione trasfigurante, fornisce idee ed energie per accendere scintille di speranza e germogli di cambiamento. Il fuoco verso cui convergere è chiaro, e può essere raggiunto solo grazie alla lucida perché non solo razionale forza del sogno: «Siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell’amore. Vivere indifferenti davanti al dolore non è una scelta possibile» (FT 68). Il secondo capitolo, dedicato alla rilettura della parabola del Samaritano (parabola che noi ambrosiani abbiamo imparato a conoscere grazie alla lettera pastorale Farsi Prossimo del nostro Arcivescovo, il cardinale Carlo Maria Martini, nel 1986), ci aiuta a comprendere bene questa legge stupenda nella sua chiarezza diamantina: la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore. «Oggi – ci incoraggia papa Francesco – siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere buoni samaritani che prendono su di sé il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti» (FT 77).

I temi toccati non sono nuovi nel magistero di papa Francesco. Qui li troviamo però organizzati e legati tra di loro. Il filo rosso che li unisce è la volontà di proclamare che anche oggi è possibile costruire una comunità di uomini e donne, di fratelli e sorelle. È possibile immaginare e realizzare un «noi» (FT 17) che sia frutto di processi di inclusione, di accoglienza e di riconoscimento (un «noi con»), anziché di procedure di esclusione (un «noi senza», come la logica del mercato, del liberalismo pubblicizza: FT 102) o di contrapposizione radicale e mortifera (un «noi contro», ben riconoscibile nei tanti populismi presenti oggi dentro il quotidiano della storia, a ogni latitudine: «oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare, politicizzare»: FT 15).

In questa enciclica il sogno per papa Francesco è uno strumento politico, capace di rammendare e rigenerare tessuti e spazi sociali lacerati e rigettati. È capace di suscitare amicizia sociale, come strumento di trasformazione del mondo (FT 183), avendo prima operato la trasformazione dei cuori con una grande azione educativa (FT 167-169). Il sogno della fratellanza universale è uno strumento consegnato a molti attori. Ai cristiani e alle loro comunità, ma non solo. È possibile sognare anche nell’economia e nella politica. Le grandi istituzioni internazionali hanno la necessità di tornare a sognare, come anche quegli organismi di cui ci stiamo dotando per affrontare le sfide inedite della globalizzazione. Le religioni stesse hanno bisogno di riaccendere lo strumento del sogno, per esorcizzare la violenza che cerca di insidiarsi dentro le loro identità. Papa Francesco ci svela che è proprio l’incontro e il dialogo cercato, costruito e vissuto con il mondo musulmano, ad aver alimentato questo suo desiderio di una fraternità universale.

Sogno che per noi cristiani è più di una semplice immaginazione. Trova la sua piena (anche se ancora in fieri) realizzazione in Gesù Cristo. Trova la sua conferma in tante figure di santità che lo Spirito suscita dentro la storia del mondo. Come san Francesco, come il beato Charles de Foucauld (FT 286). Come monsignor Luigi Padovese, che abbiamo ricordato pochi giorni fa a dieci anni dalla sua uccisione, in Turchia, anche lui animato da questo sogno di una fraternità universale. Il sorriso delle sue ultime fotografie ce lo conferma.

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