L’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione in vista della festa liturgica del Santo fondatore dell’Opus Dei (martedì 26 giugno)

di Michele DOLZ

Escrivà de Balaguer
San Josemaria Escrivà de Balaguer

«Ciò che definisce il mio volto, chi sono io, è la vocazione; la vita stessa è vocazione. Vivere significa essere stato chiamato dal Dio tre volte Santo a partecipare della Sua stessa Vita divina, cioè, ad essere santo come Lui è Santo. Si rende qui evidente che lo Spirito Santo accompagna e guida la Chiesa di Dio. Infatti, con la presenza e la vita di san Josemaría, lo Spirito ha indicato a tutti i fedeli l’universale vocazione alla santità». Così si è espresso il cardinal Angelo Scola nella messa concelebrata in Duomo con numerosi sacerdoti venerdì 22, che anticipava la festa di san Josemaría Escrivá (26 giugno).
« Il santo», continuava, «è l’uomo riuscito. Con altre parole lo abbiamo cantato nel Salmo: “Beato (felice) chi cammina alla presenza del Signore”. È questa un’altra bella definizione di che cosa sia la vita cristiana: “camminare alla presenza del Signore”. Il cammino indica la vita, quella che vivono tutti gli uomini, la vita quotidiana, fatta di affetti, lavoro e riposo, come abbiamo avuto modo di ricordare durante le memorabili giornate del VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Ma ciò che fa autentico il cammino della vita è proprio camminare alla presenza del Signore, cioè camminare col Signore presente, seguendoLo, lasciandosi guidare da Lui, consentendoGli di rialzarci ogni volta che cadiamo, permettendoGli di sorreggerci e addirittura di portarci sulle Sue spalle quando non riusciamo a proseguire. Ecco perché la vita cristiana è grazia, cioè nasce e vive sempre come vocazione, e nello stesso tempo cresce e matura come gratitudine. Diceva in proposito san Josemaría: «Sii grato al Signore per l’enorme bene che ti ha concesso, nel farti comprendere che “una sola cosa è necessaria”» (Solco 454). Non c’è cristianesimo senza gratitudine! Questa elementare verità della fede è facile da comprendere per chi, come voi, ha ricevuto il dono della figliolanza spirituale da un santo!»
Sono circa un centinaio le messe celebrate in Italia in occasione di questa ricorrenza, da Udine a Pantelleria, da Genova a Sassari, molto spesso presiedute dal vescovo diocesano.
San Josemaría Escrivá è ormai un santo «popolare».
Nato a Barbastro, in Spagna, nel 1902 e ordinato sacerdote nel 1925, durante un ritiro spirituale il 2 ottobre 1928, riceve da Dio il compito di fondare l’Opus Dei, la cui missione è promuovere tra gli uomini e le donne di tutti gli ambienti della società un impegno personale a seguire Cristo e a cercare la santità nella vita quotidiana. Da quel momento don Josemaría si dedica anima e corpo a compiere la missione che ha ricevuto.
Cosciente che la sua missione ha radice e portata universali, don Josemaría si trasferisce a Roma nel 1946, appena conclusa la guerra mondiale. L’Opus Dei riceve varie approvazioni pontificie, che confermano i suo spirito e la missione a servizio della Chiesa universale e delle Chiese locali. Da Roma, per impulso diretto del Fondatore, l’Opus Dei si estende a poco a poco nei cinque continenti a servizio delle chiese locali. Durante il Concilio Vaticano II (1962-1965), il Fondatore dell’Opus Dei mantiene intensi e fraterni contatti con numerosi Padri conciliari sui temi che costituiscono il nucleo del magistero conciliare, come la chiamata universale alla santità e la funzione dei laici nella Chiesa. Dal 1970il suo impegno evangelizzatore lo spinge a intraprendere viaggi di catechesi attraverso l’Europa e l’America latina, dove incontra molte migliaia di persone. Muore a Roma il 26 giugno 1975. Giovanni Paolo II lo eleva agli altari nel 1992 tra un’enorme folla di fedeli. Nel 2002 viene canonizzato a Roma davanti a pellegrini di oltre 80 paesi.

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