Redazione

Non è la prima volta he la Settimana liturgica nazionale viene organizzata nella diocesi di Milano. Nel 1982 toccò sempre a Varese, mentre la prima volta fu a Milano nel 1974. Diverse tappe che portano in sé il trascorrere del tempo e le risonanze della Chiesa diocesana e italiana. Ecco la cronaca della Settimana varesina, incentrata sul tema “Celebrare l’Eucarestia per costruire la Chiesa”.

di Luciano Frigerio

Una delle caratteristiche più notevoli della Settimana liturgica nazionale di Varese del 1982 (23-27 agosto) – che ha visto coinvolti al Palazzetto dello sport oltre 2500 partecipanti – èstata la nutrita presenza di seminaristi, provenienti da varie regioni d’Italia. 

Nel messaggio inaugurale, Giovanni Paolo II definì «assai opportuna» la scelta di Varese quale sede della Settimana, per l’apporto significativo che ne derivava «a tutto il fiorire di iniziative con cui la Chiesa ambrosiana si sta preparando al XX Congresso Eucaristico Nazionale» dell’anno successivo.

Nella serata di lunedì, agli oltre 2500 partecipanti convenuti da tutte le regioni d’Italia, rivolsero il loro saluto l’Arcivescovo di Milano mons. Carlo Maria Martini (il quale successivamente tenne la prolusione) e il sindaco della città. Quindi il Presidente del Centro di Azione Liturgica mons. Carlo Manziana, dichiarò aperta la Settimana. 

Sul tema “Celebrare l’Eucaristia per costruire la Chiesa” si sono svolte le quattro relazioni fondamentali:  «La comunità si raduna, convocata dalla Parola di Dio» (don Achille M. Triacca, consigliere del CAL). Il relatore ha sottolineato come la convocazione divina sia indispensabile affinchè esista una comunità celebrante. Senza la convocazione infatti la comunità si riduce a un « agglomerato » di persone. Il radunarsi è esplicitazione dell’amore di Dio, che penetra nella vita di ciascun fedele e pone tutto nella sfera della celebrazione «La comunità rende grazie celebrando il memoriale della Pasqua» (mons. Inos Biffi, consigliere del CAL). Col suo caratteristico stile brillante e incisivo, mons. Biffi ha detto che la Chiesa che obbedisce al divino comando « fate questo in memoria di me » è una Chiesa che commemora, cioè celebra la presenza di Dio divenuta Sacramento. Di qui nasce il rendimento di grazie: « l’Eucaristia è l’atto in cui la Chiesa rendendo grazie commemora la Pasqua del Signore»
«La comunità si rinsalda nella comunione – condivisione» (mons. Mariano Magrassi, arcivescovo di Bari e vice presidente del CAL). «L’unico pane richiama l’unico corpo, per cui non è vera l’Eucaristia celebrata, dove non c’è comunione ». E’ una delle affermazioni centrali della relazione di mons. Magrassi, il quale ha anche detto che nell’Eucaristia la fraternità e la gioia non sono sentimenti superficiali, come nelle assemblee « profane », ma sono realtà profonde, perché frutto del sangue versato da Cristo: « La comunione ecclesiale passa attraverso la croce » «La comunità si impegna nella missione» ( mons. Giovanni Saldarini, vicario episcopale di Milano). L’idea forza della relazione di mons. Saldarini è stata la seguente: « La missione è interna alla struttura della Chiesa ». L’Eucaristia significa ed è la missione della Chiesa; come sacramento del sacrificio essa è l’assenso di Cristo alla missione. Per cui si potrebbe dire che annunciare Gesù Cristo non è tanto una cosa che la Chiesa deve fare, ma rientra nel suo fatto stesso di essere Chiesa. Quindi la struttura eucaristica comanda la struttura apostolica. 
Oltre alle relazioni essenzialmente teologiche, sono stati affrontati alcuni problemi pratici, quali lo spazio e lo stile celebrativo, il culto eucaristico fuori della Messa, il rito ambrosiano, i ministeri nella celebrazione eucaristica, le Messe per gruppi particolari.

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