La Festa degli italiani al Maracanazinho ha offerto una rivisitazione dell’immaginario televisivo sui giovani. Un filo diretto che sicuramente ha tenuto svegli tanti “reduci” delle precedenti Gmg

di Simone SERENI

Festa italia Rio

«La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo», ha detto Papa Francesco nel suo primo discorso in Brasile, in occasione della cerimonia di benvenuto a Rio de Janeiro. E Rai Uno, eccezionalmente, mercoledì in seconda serata, ha provato a sua volta ad aprire per tutti una finestra televisiva su un futuro bello e possibile: le centinaia di migliaia di giovani che da ogni parte del mondo si sono riunite oltreoceano per vivere con il Papa la Giornata mondiale della gioventù.

L’occasione è stata #ImmaginaRio, la Festa degli italiani della Gmg. Il Maracanazinho, il piccolo Maracanà, ha ospitato infatti una serata-evento dedicata agli italiani che hanno raggiunto Rio per le Giornate della gioventù – oltre 7700, il quarto gruppo più numeroso tra i 355 mila iscritti ufficiali alle Giornate – e ai giovani brasiliani, figli degli immigrati italiani.

La Rai ha proposto un format in diretta che ha unito l’esperienza (e i volti) di una trasmissione “specializzata” come A sua immagine, con una miscela ormai abbastanza collaudata che mette insieme tv, musica e social network per favorire la partecipazione all’evento anche da parte di chi guarda da casa. Un filo diretto tra Rio e l’Italia che sicuramente ha tenuto svegli tanti “reduci” delle precedenti Gmg e, speriamo, incuriosito chi nemmeno sa di cosa si tratti.

Densissima la scaletta, e inevitabilmente condizionata da un collegamento un po’ imprevedibile con il Papa in visita all’Ospedale San Francesco d’Assisi che assiste i tossicodipendenti. Le poche parole di saluto di Francesco comunque sono state il cuore della trasmissione e magnetiche per i giovani visibilmente entusiasti presenti al Maracanazinho: «Fidatevi di Cristo. Ascoltatelo. Non ci abbandona mai». Con l’invito a ritrovarsi insieme sulla spiaggia di Copacabana.

A contorno della cartolina del Pontefice, un susseguirsi di canzoni, testimonianze, meditazioni di autori spirituali (Guardini, Bonhoeffer, Buber, Bello, Madre Teresa) e la narrazione di alcuni episodi della vita di Gesù, «un giovane come voi»: contenuti abbastanza inconsueti per la tv generalista. Quasi due ore di trasmissione tra la coreografia iniziale degli ex “ragazzi di strada” del Progetto Axe e il duetto finale di Chiara Galliazzo e Francesco Renga, che con Nel blu dipinto di blu hanno fatto volare il pubblico. In mezzo, le performances canore di Ron, degli Zero Assoluto e di Francesca Michelin, con una bella interpretazione di Hallelujah di Leonard Cohen; e la forza delle testimonianze, come quella di chi opera con i giovani in una delle favelas brasiliane o quella dei genitori della giovane beata Chiara Luce Badano.

In questa ricca rassegna di sollecitazioni, Twitter e i suoi hashtag (le paroline-chiave segnalate col simbolo #) hanno funzionato da trait d’union della serata. I conduttori, Livio Beshir e Francesca Fialdini, hanno via via invitato il pubblico del palazzo dello sport e quello a casa a condividere liberamente i propri pensieri secondo lo spunto di 5 hashtag tematici.

Alcuni tweet sono stati letti in diretta. Ma ne sono arrivati tanti. Come quello di @elejad1980 che dice – a proposito delle motivazioni di chi ha voluto partecipare alla Gmg – #sonoarioperché «è un’esperienza unica, dà la carica x vivere al meglio la propria fede e permette di confrontarti con i giovani del mondo»; o di @ferrari_89 che sul senso della propria esistenza scrive «#eiochecistoafare? Il problema non è la risposta, quella la conosciamo: per amare! La difficoltà è vivere quella risposta… ogni giorno!». E così via tante altre risonanze sul tema della felicità (#chiedimisesonofelice), del rapporto con gli altri (#ioeglialtri) e della solitudine (#ognivoltachesonosolo).

La nota di chiusura la lascerei a @Mazzus87 che ha scritto «#sonoarioperchè non si vedono tutti i giorni milioni di persone in silenzio». E a proposito della forza comunicativa del silenzio, o delle testimonianze pure e semplici, dopo la diretta-evento della festa del Maracanazinho resta una domanda ancora aperta: qual è il modo più efficace per raccontare e condividere l’esperienza cristiana con l’ampio pubblico della Tv?

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