Redazione

Con questa parola Gesù si rivolge al sordomuto, alle sue orecchie, alla sua lingua, perché oda e parli. Il tema della preghiera per l’unità dei cristiani scelto per il 2007 chiede a ogni chiesa e a ogni cristiano di avvertire questa esortazione come rivolta a sé.

di Elena Milazzo Covini
Segretariato Attività Ecumeniche

Il tema è stato proposto da un gruppo di cristiani di Umlazi, città del Sud Africa caratterizzata da una popolazione quasi totalmente nera, con un altissimo livello di criminalità che s’innesta su una povertà endemica, dove i malati di AIDS raggiungono il 50% degli abitanti. La quasi totalità della cittadinanza è cristiana, ma di diversa appartenenza confessionale, diversità di cui i fedeli non conoscono e non comprendono cause storiche e teologiche, ma che produce confronti e disparità in situazioni in cui uguali sono la miseria, la malattia e il dolore.

“Apriti!”, dice Cristo alla sua Chiesa, apriti all’ascolto degli ultimi e soccorri quanti soffrono con un unico abbraccio. L’unità non è solo traguardo teologico e istituzionale, ma anche testimonianza concreta di un unico Evangelo che ci rivela l’Amore.

“Parla!”, dice Cristo alla sua Chiesa. Parla anche per chi non ha voce. La maggioranza delle donne colpite da AIDS in Sud Africa tace, la cultura locale giudica sconveniente parlare di sesso e la vergogna impedisce a migliaia di donne di ricorrere alle cure necessarie.

Molti cristiani tendono a isolarsi nella difesa della propria identità e tradizione, non sembrano in ascolto del mondo circostante, non discernono le voci di chi ha bisogno d’aiuto, non vogliono rischiare qualcosa della loro incontaminata integrità. Ma Gesù toccò con la sua saliva la lingua del sordomuto e non ebbe paura di servirsi del fango.

Il tema della preghiera di quest’anno chiede a tutte le chiese di compromettersi imparando ad ascoltarsi e ad ascoltare, a parlarsi e a parlare, rinunciando al silenzio e denunciando ad alta voce le troppe ingiustizie.

Pregare per l’unità della Chiesa significa anche cercare di operare insieme, come strumenti della compassione e dell’Amore di Dio nel mondo.

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